Rosario Livatino, l’uomo, il giudice, il credente, di Roberto Mistretta, edizioni Paoline 2022, recensione di Daniela Domenici

Ho già avuto modo di leggere, apprezzare e recensire alcune opere del giornalista e scrittore nisseno Roberto Mistretta ma subito dopo aver saputo che aveva vinto il premio del Presidente del circolo culturale Mario Conti alla XL edizione del Premio Firenze per il suo “Rosario Livatino, l’uomo, il giudice, il credente” ho sentito il desiderio di conoscere più da vicino questo magistrato e mi sono immersa nel suo corposo saggio dal quale sono appena riemersa e di cui vi voglio parlare.
Il primo elemento che caratterizza questo libro e che merita i primi calorosi complimenti è la passione e l’empatia che Mistretta mette nella descrizione di ogni aspetto della vita e dell’opera di quest’uomo che è stato un giudice integerrimo per tutta la sua breve vita, un profondo credente nel lavoro e nella vita quotidiana e che è diventato beato.
Ancora complimenti all’autore per la dettagliata e ampia ricostruzione della vita di Livatino nelle tre vesti che danno il titolo al libro e per lo straordinario stile narrativo che abbiamo già avuto modo di apprezzare nelle altre sue opere già recensite e che, in questo caso, è ancora più ricco e variegato: standing ovation!
Concludo con una frase pronunciata dalla signora Rosalia, la mamma di Rosario “come figlio era affezionatissimo alla famiglia, si occupava di tutto. Faceva progetti. Si chiamava Rosario Angelo e a casa era un angelo disceso dal cielo e per questo è andato in Paradiso Era disarmato sì, ma era armato della sua fede. Della fede nei valori, nel diritto, nella giustizia”: grazie, Roberto, per avercelo fatto conoscere!