Briciola, di Carmelo Musumeci, 2023, recensione di Daniela Domenici

Carmelo Musumeci, che ho conosciuto de visu qualche anno fa a Firenze dopo esserci scritti per un po’ di tempo, ha un suo angolo nel mio sito da dodici anni sia come scrittore, le cui splendide opere ho recensito, che con le sue riflessioni sul pianeta carcere, “l’assassino dei sogni” come lo definisce, dentro il quale ha trascorso ventisette anni con l’ergastolo ostativo, la pena di morte in vita, durante i quali è riuscito a prendere ben tre lauree
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la sua opera più recente è “Briciola”, 219 pagine che si leggono in un soffio e che regalano una ininterrotta commozione come d’altra parte Musumeci fa con ogni suo libro. È la storia di un bambino, minuscolo fisicamente, che è costretto, dalle esigenze della vita, a diventare subito grande ma che nel cuore rimane sempre una briciola, seppure di pane duro. Come recita il sottotitolo è una storia d’amore e di malavita perché Briciola trova sulla sua strada due sole persone che gli vorranno veramente bene, che lo ameranno, ognuna in modo diverso, Maria e Chiara, mentre deve tirare avanti nel mondo della malavita per sopravvivere ma “quando si viene amati non si muore mai” come conclude Briciola (E ne sa qualcosa Carmelo che ha avuto la fortuna di continuare a essere amato, durante la sua lunga detenzione, dalla famiglia NdR).
Musumeci ha uno stile narrativo molto particolare, che è diventato la sua cifra distintiva, fatto di frasi brevi, lapidarie, sempre a capo, anche nei dialoghi che sono straordinari e diversi dai soliti anche nella struttura: bravissimo e grazie per averci regalato Briciola !!!