il sogno di un uomo ridicolo, di Fëdor Dostoevskij, recensione di Loredana De Vita

Fëdor Dostoevskij nel suo racconto “Il sogno di un uomo ridicolo” pubblicato prima in “Diario di uno scrittore”(1877) e successivamente come racconto singolo, pone il lettore dinanzi alla crisi esistenziale del protagonista che non si ritrova nella sua realtà e che decide di uccidersi.
Il protagonista, di cui non conosciamo il nome, parla in prima persona e questa tecnica fa in modo che il lettore provi l’impressione che sia egli stesso a parlare e a mostrare il proprio disagio dinanzi a una vita in cui non si riconosce, che lo priva di significato, che lo rende effimero e fugace, disattento a sé e all’altro.
La condizione è tale che persino il suicidio viene continuamente ritardato, poiché tutto è talmente ripetitivo e inutile che anche quel gesto estremo si perde nella routine delle azioni e del pensiero. Una sera, però, un evento semplice ma scatenante pone il protagonista dinanzi alla sua pochezza e, mentre continua a chiedersi ragione del suo comportamento, improvvisamente, seduto al tavolo dove ha posato la pistola con cui vuole uccidersi, si addormenta.
Così comincia il suo sogno, il sogno di una realtà alternativa dove la conoscenza non sostituisce la coscienza, dove le cose semplici hanno più valore di quelle artefatte, dove le persone si amano per la qualità e la gentilezza e non per la quantità della ricchezza.
Sogna, insomma, un mondo di valori dimenticati. Nel sogno, che a lui sembra la realtà, il nostro protagonista trasmette il suo male, la sua indifferenza, il suo odio per le cose essenziali e, così facendo, contagia quelle persone così tenere e le trasforma nelle persone che popolano la sua realtà fuori del sogno. Tutto sembra perduto, si sente colpevole, prova a convincere le persone del sogno a recuperare la loro originalità, ma tutto sembra vano. Infine, si risveglia al suo tavolino con la pistola caricata per ucciderlo, ma decide di non compiere quel gesto e di adoperarsi, invece, per rendere partecipi gli altri del suo sogno affinché lo si possa rendere reale.
Sa che è un percorso difficile con poche possibilità di successo, ma non desiste, ha trovato la ragione del suo vivere anche contro l’indifferenza e gli attacchi che sa lo colpiranno.
In questo racconto breve Fëdor Dostoevskij con la capacità di coinvolgimento della sua scrittura è in grado di segnare il passo e di discernere ciò che ha senso da ciò che non ne ha. Propone un’alternativa all’odio e al sopruso nella gentilezza e nella cura reciproca. Andrebbe letto, riletto e attuato.