Grazie ragazzi, film 2023, regia di Riccardo Milani, recensione di Daniela Domenici

Sono appena riemersa dalla profonda, struggente e ininterrotta commozione che mi ha dato la visione di “Grazie ragazzi”, soggetto e regia di Riccardo Milano e superlativo protagonista Antonio Albanese.

Premessa necessaria: sono stata volontaria di cineforum nel carcere di Augusta (SR) per due anni, dal 2008 al 2010, e poi docente d’’inglese in un altro, quello di Firenze, nel 2016, in tutte le sezioni, anche quelle protette, e quindi ho vissuto la vita là dentro in due diversi ruoli; e questo meraviglioso film mi ha fatto rivivere quelle mie esperienze che mi hanno cambiato la vita, sulle quali ho già scritto un libro “Voci dal carcere” e su cui ne sto scrivendo un altro perché ho ancora tanto da dire sul pianeta carcere. Ringrazio dal profondo del cuore Antonio Albanese per come ha saputo dare vita ad Antonio, un attore che per sopravvivere è costretto a fare doppiaggio di film porno quando invece vorrebbe tornare a recitare sul palco. E grazie a questo incarico del ministero si impegna come regista di cinque ragazzi detenuti, di nazionalità e background diversi, ai quali decide di far recitare “Aspettando Godot” di Samuel Beckett, una sfida così improponibile per la quale scala montagne di burocrazia con caparbio coraggio, in primis con la direttrice del carcere perfettamente interpretata da Sonia Bergamasco, e anche la poca fiducia del suo amico con cui ha recitato nel passato Godot, Michele, un bravissimo Fabrizio Bentivoglio, che fa la parte del direttore di un teatro.

I tanti episodi che avvengono durante le prove ma anche sui vari palcoscenici della tournèe mi hanno fatto rivivere i momenti, spesso duri, imprevedibili ma sempre arricchenti, che ho vissuto in quelle due strutture detentive; lo splendido discorso finale di Antonio sul palco dell’Argentina riassume quello che ho sempre pensato sul valore rieducativo, ispirato all’art. 27 della Costituzione, delle attività trattamentali “L’imputato/a non è considerato/a colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del/la condannato/a”; grazie di vero, Antonio, e grazie sempre ai ragazzi che ho conosciuto ad Augusta e a Firenze!