Apeirogon, di Colum McCann, recensione di Loredana De Vita

“Apeirogon” (Feltrinelli, 2022) di Colum McCann non è un libro facile, ma è un libro che segna una traccia nel pensiero e che coordina il tempo passato e quello moderno in un gioco infinito in cui tutto può essere vario e mutevole, ma tutto porta al cuore e alla sostanza di ogni cosa: la necessità di costruire la pace.
Credo che per comprendere quale sia la ragione di una narrazione che rompe tutti i canoni del romanzo, anche del romanzo modernista con il flusso di coscienza, sia necessario comprendere che cosa sia e che cosa rappresenti questo “apeirogon” che dà il titolo al romanzo.
L’apeirogon, infatti, è un poligono con una serie infinita di lati, apparentemente rotondo, quindi facile da comprendere poiché completamente esposto, risulta poi essere multisfaccettato al punto da prevedere che tali sfaccettature siano incluse anche al suo interno in un gioco infinito di facce che restano inspiegabili e che mutano completamente a secondo del punto di osservazione.
L’apeirogon diventa la metafora perfetta per esprimere il dolore profondo e mai pienamente descrivibile di un padre che perde sua figlia e che la perde non per incidente o malattia, ma per attentati e guerra.
Il lettore deve acquisire la consapevolezza che si tratta di una storia vera.
Nel romanzo si parla di due padri -Bassam che è palestinese, Rami che è israeliano- accomunati dalla stessa perdita causata dalle opposte fazioni in eterno conflitto (ahimé, è storia anche di questi giorni). È la storia di due padri che dal dolore cercheranno di far nascere una possibilità di pace e si uniranno e si chiameranno “fratello” oltre ogni pregiudizio, odio, rabbia.
Interessante anche la suddivisione del libro in capitoli, alcuni dei quali molto brevi (anche una frase sola), numerati da uno a cinquecento e poi da cinquecento a uno, in tutto mille e uno, in riferimento al libro di favole che leggevano alle figlie, le Mille e una notte, ma anche all’impossibilità di uscire da quel dolore così profondo cui solo il dialogo può donare qualcosa che possa anche lontanamente sembrare una magia.
Particolare il fatto che l’autore sia un irlandese trapiantato poi a New York; particolare perché la cura e l’attenzione che l’autore ha posto nel raccogliere la documentazione e incontrare i protagonisti indica quanto questa eterna lotta israelo-palestinese riguardi tutti perché costruire la pace è compito di tutti.
“Apeirogon” (Feltrinelli, 2022) di Colum McCann è un libro che piano piano deve essere letto.