le grandi assenti, Sophia Elisabeth Warburg, di Livia Capasso

Le grandi assenti. Sophia Elisabeth Warburg

Dalle celeberrime sorelle Brontë, tre scrittrici che nello stesso anno pubblicano tre romanzi con pseudonimi maschili, a JK Rowling, che con il nome di un uomo scrive la serie di romanzi di Harry Potter, diventando una delle donne più ricche del mondo, a Lia Pasqualino Noto, che nasconde la propria identità lasciando credere che l’autore dei dipinti sia suo marito, a Colomba Antonietti che combatte in difesa della Repubblica Romana vestendo panni maschili, la Storia è piena di casi in cui delle donne, per necessità o per convinzione di non poter essere apprezzate vestendo panni femminili, si sono finte maschi. Le gallerie e le case d’asta sono piene di dipinti di Nicolaas Warb. In realtà Nicolaas è una donna, il suo vero nome è Sophia Elisabeth Warburg, è nata ad Amsterdam nel 1906, ma è costretta ad adottare uno pseudonimo maschile, prendendo il nome del marito e accorciando il suo, per rispondere alla mancanza di attenzione critica nei confronti delle artiste. Poche sono le notizie sulla sua vita, ma le fonti sono concordi nel definirla una pittrice astratta, fantasiosa e feconda.

Ad Amsterdam è allieva dell’Accademia d’Arte, poi, ancora giovanissima, nel 1928, decide di stabilirsi a Parigi, dove frequenta le Accademie Libere di Montparnasse con l’obiettivo sia di apprendere ancora, sia di potersi confrontare con altri artisti. Su intercessione di Kees Van Dongen, Sophia lavora come stilista per diverse case di moda parigine. Allo stesso tempo, sviluppala sua arte frequentando gli artisti di Montparnasse. Amica di Jean Leppien, partecipa al Salon des Réalités Nouvelles fin dal suo lancio nel 1946 e rimarrà fino alla fine una fedele frequentatrice di questa manifestazione.

È decisivo l’incontro con Georges Vantongerloo, uno dei fondatori di De Stijl, che la incoraggia a riprendere a dipingere. All’inizio il suo lavoro è chiaramente orientato verso De Stijl, ma in seguito cambia sotto l’influenza della musica, in particolare del jazz, e dell’antroposofia, che sono le sue passioni, insieme alla pittura. Il suo lavoro è vario, versatile ed elegante e influenzato da movimenti artistici come il costruttivismo e l’astrazione geometrica. A Parigi stringe amicizia con diversi artisti francesi e internazionali.

Nel 1942 pubblica il manifesto “Approfondimenti e pensieri sulla pittura astratta”, in cui attribuisce un ruolo morale e spirituale all’arte astratta, scrivendo: «L’arte astratta immerge in un’atmosfera di gioia e tranquillità». E in effetti il suo astrattismo è gioioso, pieno di colori vivaci e di forme che sembrano danzare davanti agli occhi di chi guarda. Intanto continua a esporre al Salon des Réalités Nouvelles, dove incontra e si rapporta con artisti come Picabia, Nicolaas de Stael, Auguste Herbin, Roger Bissiere, Albert Gleizes, Poliakoff, Hartung, Domela e molti altri. In quegli anni il suo lavoro è spesso presente in mostre internazionali sull’arte astratta francese.

Elisabeth Warburg partecipa anche alla resistenza durante la seconda guerra mondiale e nel 1943 è arrestata e portata nei campi di concentramento. Dopo la guerra continuala sua carriera artistica e entra a far parte del gruppo di artisti Vrij Beelden. C’erano allora pregiudizi di ogni genere contro l’arte non figurativa e Vrij Beelden vi si oppone. In questo movimento, composto in gran parte da artisti di Amsterdam, l’arte astratta, non più legata ad alcuna rappresentazione naturalistica, cede alla pura bellezza del colore e delle figure geometriche.

Generalmente dipinge i suoi olii su dei pannelli di legno, spesso su del compensato. Realizza anche numerose “gouaches” su carta. Nel 1946, una sua litografia è fra le dodici pubblicate da Charles Etienne “Art Abstrait” (ed. Opéra, Paris); l’artista partecipa anche alle esposizioni del gruppo di arte astratta in Francia ed all’estero (Olanda, Italia etc…). Tiene due mostre personali a Parigi nel 1947 (Galerie Greuze) e nel 1954 (Galerie Colette Allendy). Muore improvvisamente e troppo giovane nel 1957 all’Aia a soli cinquant’anni. Al parigino Salon de Mai del 1966 è esposta una delle sue opere: “Giorno di festa”, che le rende omaggio a titolo postumo.

Un’altra mostra postuma le è stata dedicata alla Galerie Maria de Beyrie nel 1974. Le sue opere sono incluse nella mostra  “Abstraction-Creation, Non-Figurative Art” dal 20 settembre al 4 dicembre 1974 al MOMA di New York e altre sono state presentate in occasione della mostra “Aspects de l’Abstraction”, tenutasi nel 2005 a Parigi, al Museo d’Arte Moderna. Molti suoi lavori sono conservati al Musées d’Art Moderne de la Ville de Paris e allo Stedelijk di Amsterdam.