accadde…oggi: nel 1924 nasce Carla Accardi, di Paola Naldi

Arte al femminile (587)

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Carla Accardi ha saputo uscire dagli stereotipi del suo tempo, per un’arte innovativa, ricca di colore e da decifrare di volta in volta.

Nasce a Trapani nel 1924 in una famiglia benestante, in cui vi sono modelli femminili forti, con una cugina scrittrice e un’altra politica.

Consegue la maturità classica a Trapani e in seguito s’iscrive all’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove si diploma nel 1947.

Nello stesso anno si trasferisce a Roma, dove frequenta un locale, l’Osteria Fratelli Manghi, che le permette di conoscere esponenti della cultura romana: artisti, scrittori, poeti e registi.

Interessata al movimento dell’astrattismo, dà vita al gruppo Forma 1, un collettivo di artisti uniti dalla convinzione che l’arte debba essere priva di significati simbolici o psicologici, per cui il segno, la forma contano per se stessi, comunque in grado di destare emozioni.

In seguito procede da sola nella personale ricerca artistica, una delle prime donne italiane a dedicarsi all’astrattismo. La sua arte si basa su due cardini: da una parte l’astrattismo inteso come riduzione all’essenziale di forme e segni, dall’altro il desiderio di dare messaggi forti, a favore delle proprie idee. L’astrattismo nasce dalla scelta degli artisti di negare la rappresentazione della realtà, per esaltare i propri sentimenti attraverso forme, linee e colori.

Utilizza la classica tela, dipinta con materiali inusuali (come la caseina), creando a volte installazioni, che proseguono ed espandono la tela nello spazio.

Nel 1950 fa la prima mostra personale. Si sposta poi a Milano, dove entra in contatto con gli esponenti del gruppo MAC (Movimento Arte Concreta), che sperimentano un astrattismo geometrico, distaccato da qualsiasi interpretazione simbolica delle forme. Carla collabora con il gruppo sino allo scioglimento dello stesso nel 1958.

Il critico d’arte francese, Michel Tapié, grande promotore dell’arte informale, la invita a numerose mostre in Italia e all’estero, rendendola la prima pittrice astrattista italiana a essere conosciuta e famosa a livello internazionale.

Tra gli anni Sessanta e Settanta l’artista tende a “uscire” sempre più dalla tela, con installazioni particolari. Utilizza materiali plastici, come i sicofoil, un tipo di acetato di cellulosa trasparente, dipinto con vernici e smalti. Questi vengono stesi o arrotolati o usati come tende o “tappeti” percorribili.

Negli anni Ottanta invece produce tele grezze di grandi dimensioni, su cui dominano segni in numerose varianti e diversi colori.

Negli anni Novanta torna alla tela classica.

Contemporaneamente al lavoro artistico, la pittrice fa parte dei movimenti femministi italiani, dando vita, insieme a Elvira Banotti e a Carla Lonzi, al gruppo Rivolta femminile.

In tarda età riceve importanti riconoscimenti: nel 1996 fa parte dell’Accademia di Brera e nel 1997 entra nella Commissione della Biennale di Venezia.

Muore nel 2014, a 90 anni.

Le sue opere si possono vedere in diversi musei dedicati all’arte contemporanea, sia in Italia che all’estero. Un gruppo nutrito di opere si trova presso il Museo di Arte Contemporanea di Roma. Nel Castello di Rivoli in Piemonte ci sono tre suoi lavori, altri sono nel Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento, nelle Gallerie Civiche di Modena e Bologna, nel Palazzo Reale e nella Fondazione Prada di Milano.

All’estero ci sono suoi lavori al Guggenheim Museum di New York e allo S.M.A.K. di Ghent in Belgio.

Il suo obiettivo è “Prima commuovere e poi far capire”.“Tutte le cose che ho fatto – afferma – le ho volute. In fondo il lavoro si fa per sé, non si fa per gli altri, perché se lo fai per gli altri segui sempre delle cose che non sono pure, che sono delle imposizioni, delle influenze, invece seguire il proprio sogno è diverso, perché fai una cosa e la prima volta che la fai ti sembra strana, dopo ti ci immergi e ne ricavi un significato”.