paradiso, di Abdulrasak Gurnah, recensione di Loredana De Vita

“Paradiso” (La nave di Teseo, 2022) è un romanzo di Abdulrazak Gurnah che illustra una versione dell’Africa prima della Prima Guerra Mondiale, in cui tradizioni, culture, timore dell’arrivo dei colonizzatori, si rivelano in tutta la loro forza e anche mostruosità.
Lo scenario è quello di un’Africa magica per la bellezza dei suoi luoghi, ma anche atroce per l’isolamento, la povertà, la difficoltà di incontrarsi anche all’interno di culture abbastanza vicine che, ci si aspetterebbe, potrebbero assomigliarsi, ma spesso non è così.
È un romanzo di formazione sia di Yusuf, protagonista della storia, ma anche della stessa Africa che subisce un’evoluzione ma contemporanenamente anche involuzione nel corso degli anni in cui gli eventi si susseguono.
Incontriamo Yusuf quando era appena dodicenne e viene ceduto allo zio Aziz per riscattare un debito che il padre non era riuscito a ripagare.
Sarà proprio Yusuf a portarci nel profondo dell’Africa, a conoscere persone e volti e silenzi e dolori mai narrati. Sarà proprio Yusuf che, nel suo crescere, dovrà compiere molte scelte alcune delle quali particolarmente difficili. Sarà con Yusuf che ci chiederemo se e fino a che punto si possa essere liberi dalla schiavitù e dalla condanna che sembra perseguitare il continente Africano. Sarà con Yusuf che scopriremo che spesso il “Paradiso” è molto simile all’inferno.
Amo molto la scrittura di Gurnah che, anche in questo romanzo meno introspettivo forse, ma più descrittivo, non mi ha deluso.
“Paradiso” (La nave di Teseo, 2022) di Abdulrazak Gurnah è un romanzo di pregio.