memorie d’artiste, cinquant’anni dopo, Alicja Halicka, di Livia Capasso

Memorie d’artiste. Cinquant’anni dopo. Alicja Halicka

Il 1° gennaio 1975 (30 dicembre 1974 secondo alcune fonti) moriva a Parigi Alicja Halicka, all’anagrafe Alicja Rosenblatt, un’artista che si è distinta per la sua originalità e determinazione in un’epoca in cui le artiste stentavano a trovare un loro spazio all’interno di un mondo dominato da figure maschili. Alicja ha intrapreso un percorso artistico autonomo, sperimentando diverse tecniche e stili, ed è riuscita ad affermarsi anche a livello internazionale, partecipando a mostre e ricevendo riconoscimenti.

Autoritratto, 1914

Era nata a Cracovia il 20 dicembre del 1889, figlia maggiore di un ricco medico ebreo. Incline all’arte fin da giovane, studiò alla Scuola di Belle Arti per donne di Cracovia continuando poi i suoi studi a Monaco di Baviera; nel 1912 si trasferì a Parigi ed entrò in contatto con l’avanguardia artistica dell’epoca. In questo periodo cambiò il suo cognome in “Halicka”, forse per nascondere le sue radici ebraiche. A Parigi, studiò con Maurice Denis e Paul Sérusier all’Académie Ranson. Le sue prime opere mostrano l’influenza dei movimenti artistici dell’epoca, come il simbolismo e l’espressionismo.  Nel 1913 sposò un emigrato polacco, pittore cubista, Louis Marcoussis, che aveva adottato anche lui uno pseudonimo francese. A causa della storia di ostilità della Francia verso gli ebrei, la coppia si convertì al cattolicesimo, e la loro figlia, Madeleine, nata nel 1922, fu educata in una scuola cattolica. Grazie anche all’influenza del marito, si avvicinò al cubismo e le sue tele di questo periodo sono caratterizzate da una scomposizione delle forme e da una ricerca di una nuova geometria dello spazio, tipica del movimento cubista.

Composizione con chitarra (sin) – Composizione con una pipa (dex)
Natura morta (sin) – Composizione cubista (dex)
Natura morta con violino (sin) – Natura morta con brocca, mela e candela (dex)

Tramite Marcoussis incontrò Picasso, Braque, Apollinaire e Max Jacob, ma le era permesso di partecipare ai loro incontri solo come moglie e musa, non come pittrice a pieno titolo. Marcoussis partì per combattere in guerra e durante i cinque anni di assenza del marito, Halicka si rifugiò in Normandia ed entrò in un periodo di intensa esplorazione cubista. In una intervista la stessa Alicja raccontò che, quando il marito tornò dal campo di battaglia nel 1919 e vide le sue nuove opere, scoraggiò la sua pratica cubista affermando che un pittore cubista bastava per famiglia. Halicka allora (o forse il marito?) distrusse molte delle sue opere cubiste e nascose il resto nella soffitta di un’amica in Normandia, cambiò stile e dimenticò il cubismo. Dopo la nascita della figlia abbandonò per un periodo la pittura e si dedicò al design tessile e di carta da parati per sostenere la famiglia, realizzando un centinaio di collage, fra cui la serie Romances capitonnées, composti da brandelli di tessuto e da materiali vari.

Romances capitonnées
Romances capitonnées

Questi quadretti colorati, un po’ naïf, con personaggi di stoffa, raffigurano scene di svago, e non mancano di fantasia. Sono composti di pittura, stracci, bottoni, carta incollata, filo di ferro, e persino piume.
Quando tornò a dipingere il suo lavoro fu più apertamente figurativo, si allontanò dalle sperimentazioni cubiste, rivolgendosi a un realismo più intimo e personale, influenzato dal post-impressionismo e dal surrealismo I suoi ritratti, le nature morte e i paesaggi di questo periodo sono caratterizzati da una pennellata più libera e da una cromia più ricca. «Sempre insoddisfatta, cambiavo spesso stile» confessò lei stessa.

Uomo perso nei penseri (sin) – Ballerine (centro) – Ritratto di Madame A (dex)
Maternità (sin) – Ragazza con bambola (dex)
Natura morta con cipolle

Nei primi anni Venti, tornò in Polonia e visitò Kazimierz, dove produsse una serie di opere che avevano per tema il ghetto ebraico di Cracovia. Grazie al successo di quest’opera ricevette l’incarico di illustrare l’edizione francese di Children of the Ghetto di Israel Zangwill, la storia di immigrati ebrei appena arrivati nell’East End di Londra che cercavano di sopravvivere in estrema povertà negli anni ’90 dell’Ottocento.

Tragedie del ghetto, dal libro illustrato Les enfants du ghetto  
Una litografia di Halicka in Les enfants du ghetto di Israel Zangwill

Fra il 1935 e il 1937, si recò tre volte a New York, e dipinse una serie di paesaggi parigini per una delle sue migliori amiche, Helena Rubinstein, ebrea e polacca anche lei, magnate del trucco di New York: Place de la Concorde, le Tuileries, i vari ponti sulla Senna. Questi dipinti furono realizzati per una campagna pubblicitaria dei cosmetici di Rubinstein.

Chiatte sulla Senna (sin) – Ritratto di Helena Rubinstein (dex)
Place dela Concorde (sin) – Veduta sul Sacre Coeur (dex)
Ponte delle Arti e Notre Dame

Realizzò anche decorazioni e costumi per il balletto di Stravinskij, Il bacio della fata, rappresentato al Metropolitan Opera di New York e al Covent Garden di Londra.
La Seconda Guerra Mondiale segnò un punto di svolta nella vita dell’artista. Costretta a fuggire dalla Francia occupata a causa delle sue origini ebraiche, la pittrice visse un periodo di grande precarietà. Halicka e Marcoussis si rifugiarono in un villaggio nel sud della Francia, dove lui morì per cause naturali. Halicka con la figlia fuggì dalla Francia attraverso le Alpi, nascondendosi durante la guerra in Svizzera. Cambiò più volte domicilio e visse a Marsiglia, a Vienne e a Chamonix. Tornò a Parigi nel 1946. Viaggiò molto: in India nel 1952, ove trascorse tre mesi riportando una vasta produzione di dipinti e di gouache, in Europa, in Unione Sovietica e negli Stati Uniti d’America. Partecipò a numerose mostre in giro per il mondo e aderì al surrealismo.

Coppia sdraiata di fronte al mare
Elefante, mucca e donna davanti al tempio
Il ponte di Brooklyn

Scrisse le sue memorie Hier (Souvenirs), documentando la sua prima infanzia in Polonia fino alla Liberazione. Cinquant’anni dopo aver distrutto molte delle sue opere cubiste, nel 1969 sessanta di queste tele, gouache, disegni, furono ritrovati nel granaio della casa in Normandia, e le furono restituite. Halicka li restaurò e organizzò una mostra, a Parigi nel 1973, in cui si rivelò un cubismo singolare che attirò l’interesse dei critici.
Negli ultimi anni della sua vita, si dedicò ancora al collage e all’arte tessile, creando opere originali, dove si combinano tra loro elementi eterogenei, come tessuti, carta e oggetti trovati.

Una serie di collage

Halicka ottenne tardi il dovuto riconoscimento come pittrice cubista, anche perché fu lei stessa che, per sostenere la carriera del marito, represse la sua.