La bella virtù, di Marisa Salabelle, Arkadia editore 2025, recensione di Daniela Domenici

E’ tornata a “trovarmi” Marisa Salabelle, scrittrice pistoiese di origine sarda della quale ho già recensito due opere: “La scrittrice obesa” e “Gli ingranaggi dei ricordi”
ed è stato ancora un grande piacere immergermi nel suo nuovo libro che mi ha emozionato e commosso come i precedenti.
Questa volta Salabelle sceglie di far narrare la storia da lei immaginata a quattro protagonisti/e, Felice, Maria Ausilia, Carla e Kevin, e grazie ai flashback temporali che vanno dagli anni Trenta ai Cinquanta fino ai nostri giorni, in particolare tra il 2010 e il 2020 (anche la pandemia), ci immergiamo nelle loro variegate, non sempre facili vite che possiamo apprezzare da quattro punti di vista diversi e che si disvelano lentamente. Felice e Maria Ausilia sono i genitori di Carla e i nonni di Kevin. Carla è la terza figlia della coppia e Kevin frequenta l’università. Complimenti per la loro caratterizzazione grazie anche ai tanti, perfetti dialoghi: non possiamo non innamorarci di Felice e di sua moglie Maria Ausilia: standing ovation!
Commuove la profonda “anima sarda” di Salabelle che emerge in ogni angolo della storia sia perché parte delle vicende si svolgono a Cagliari che viene descritta con dettagli densi di affetto sia perché inserisce frasi in puro dialetto senza traduzione: bravissima!
Pingback: Prima recensione a La bella virtù – marisa salabelle
Cara Daniela, ti ringrazio moltissimo per questa bella recensione. Sono davvero contenta che i miei personaggi ti abbiano colpito e ti ringrazio per l’elogio ai miei dialoghi: devi sapere che i dialoghi sono tra le cose che più mi piace scrivere, e tutto sommato penso che mi riescano abbastanza bene!
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🙂 ❤
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