in presenza del nemico, di Elizabeth George, recensione di Antonella Sacco

(Titolo originale “In the Presence of the Enemy”, Traduzione di Maria Cristina Pietri; originale pubblicato nel 1996, edizione italiana da me letta del 2002, Superpocket)
È l’ottavo romanzo della serie (di ventuno, al momento) con protagonista l’ispettore Thomas Lynley e il sergente Barbara Havers di New Scotland Yard.
Quando la figlia di Eve Bowen, deputato conservatore, viene rapita, lei è convinta che il colpevole sia il padre naturale, Dennis Luxford, direttore di un giornale che ha appena pubblicato una serie di articoli sulle preferenze sessuali di un altro deputato conservatore. Eve decide di non chiamare la polizia ma di affidare le ricerche della bambina a un investigatore privato, Simon St James, che lavora insieme a Helen Clyde; il primo è un amico dell’ispettore Lynley, la seconda è la sua fidanzata. I due non riescono a ritrovare la bambina e quando le cose precipitano entra in gioco la polizia.
Lynley litiga con l’amico e con la fidanzata perché gli hanno taciuto del rapimento, compromettendo così entrambi quei rapporti. L’indagine, oltre che a Londra, viene portata avanti anche nel Wiltshire, dove Lynley invia Barbara. Il capo della polizia locale non è molto contento di questa intrusione, mentre uno dei suoi agenti giovani, Robin Payne, collabora volentieri con Barbara.
Capire chi ha rapito Charlotte sarà comunque molto difficile, come difficile è capire il perché della richiesta del rapitore, che vuole che Dennis riconosca la paternità della figlia (tenuta segreta per volere di Eve) pubblicamente, pubblicando un articolo sul suo giornale.
Alla fine, tutte le persone più coinvolte nella vicenda, a causa di essa, si troveranno a dover o voler fare un cambiamento importante nella propria vita.
La storia è molto coinvolgente, sia per la vicenda del rapimento sia per le relazioni fra i personaggi, quelli direttamente coinvolte nel rapimento e quelli che investigano. Tutti i personaggi sono interessanti e psicologicamente realistici. In particolare mi è piaciuto quello di Dennis Luxford, che è uno dei protagonisti e la cui evoluzione, ovvero il suo cambiamento dall’inizio alla fine, è la più consistente, ma anche perfettamente spiegata dalle vicissitudini.