diamo i numeri, editoriale di Giusi Sammartino
Carissime lettrici e carissimi lettori,
Siamo arrivati/e all’editoriale numero 333. Trecentotrentatré settimane insieme per scoprire la simbologia delle combinazioni di significati lontani, quasi eterni. Noi continueremo e qui poi spiegheremo da dove muove questo di oggi.
Chi più di loro? Sembrano proprio carichi di magia. Concreti e sfuggenti, i numeri hanno sempre riempito la nostra vita. Hanno, come dire, “contato” costruendo tutto ciò che siamo e che ci circonda. Sembra vengano dalla notte dei tempi: c’erano già nella preistoria e si azzarda l’ipotesi che non siano stati inventati da nessuno! I numeri sono, dice la scienza (e forse anche la matematica dove regnano indiscussi), un prodotto squisitamente organico, naturale! Sembra che sia stato il nostro cervello a intuirli, e lo continua a fare addirittura già prima di qualsiasi sviluppo intellettuale. Gli uomini e le donne delle caverne sapevano già distinguere l’uno, il singolo, l’unità, dal due e, di conseguenza, andando avanti, a comprendere il concetto di plurale.
Concreto, ma anche versatile e, soprattutto, simbolico. Come se avesse mille volti, come se ci raccontasse qualcosa, e insieme altre storie, ci volesse, magicamente, guidare in altri mondi, tra il possibile e l’infinito.
Nell’esoterismo del suo potere lo troviamo nella Cabala dei e delle credenti nel dio ebraico. «Nell’antico testo troviamo le spiegazioni legate al simbolismo dei numeri e delle lettere che si nascondono dietro la numerologia della cabala ebraica. Nell’alfabeto ebraico ogni lettera ha un determinato valore numerico. Ogni lettera è quindi trasformata in un numero le cui cifre sommate insieme daranno come risultato un altro numero composto da un’unica cifra. Nella cabala ebraica i numeri sono fondamentali per capire i segnali che l’universo dà all’uomo. Chi studia questo testo può conoscere il significato nascosto dietro ogni numero o parola e avvicinarsi in questo modo alla luce di Dio — la conoscenza suprema — chiamata “Sephirah”.
La Cabala Ebraica — da non confondere con le discipline New Age occidentali — è un insieme d’insegnamenti che cercano di spiegare il rapporto tra l’eternità propria di Dio — la natura — e l’universo mortale dell’uomo, creazione di Dio. «La càbala (o càbbala) viene dall’ebraico qabbālāh, “ricezione, tradizione”. È il complesso delle dottrine mistiche ed esoteriche ebraiche circa Dio e l’universo, che si asserivano rivelate a un numero ristretto di persone e tramandate da generazione a generazione». Poi è anche: «Arte che presume d’indovinare il futuro per mezzo di numeri, lettere, sogni». La nomina anche Alessandro Manzoni, ma in senso negativo, come imbroglio, raggiro, maneggio: «Chi sa che imbroglio avranno fatto laggiù, che cabale?». Nasce con la religione ebraica proprio per rispondere a questioni ontologiche come la natura dell’essere umano, dell’esistenza e della realtà circostante. Si avvale di metodi spirituali e di pratiche di meditazione che aiutano ad arrivare a una piena realizzazione spirituale. E così il libro sacro spiega i numeri e non è esente da darci delle sorprese. Il 17, per esempio, non è per niente un numero sfortunato, anzi: «Il 17 è il numero del Tempio e dei Cavalieri Templari. È composto dall’1 — che rappresenta il centro mistico e la potenza assoluta — e il 7 che è il numero della conoscenza e della sapienza. Il 17 assume così un significato esoterico di profonda saggezza e ricerca della verità. Per la cabala ebraica questo numero sarebbe molto fortunato, contrariamente a quanto ci è stato poi tramandato dai Romani».
E che dire della Smorfia che regna a Napoli? Fermo restando che Napoli non è il solo posto dove esiste una Smorfia perché ne esiste una siciliana, una romagnola, una marchigiana. Ma sicuramente quella napoletana è la più famosa. Nell’antica Partenope ancora oggi per strada dei signori (ho incontrato solo maschi) con fare serio offrono, a pagamento, ai passanti i numeri da giocare al Lotto (che nasce non a Napoli, ma a Genova, nel 1536), scritti su un foglietto di quaderno a quadretti (così ne ho visti tanti).
Il suo nome, forse è legato a Morfeo, il dio greco del sonno e dei sogni. Altre teorie indicano il legame con la Cabala ebraica secondo la quale, come si è detto, non esiste parola, lettera, o segno, che non abbia qualche significato nascosto correlato. L’associazione simbolica tra cose, persone o avvenimenti e numeri a volte addirittura si fa risalire a Pitagora. La Smorfia parla di sogni e di numeri legati a cosa si è sognato. Importante, una volta svegli/e, andarseli a giocare e, semmai, vederci indicazioni del proprio destino. Così se sogni l’Italia giochi l’1, se viene una gatta il 3, la mamma fa 52, il pazzo è il 22 e il 23 indica lo scemo. Con poco femminismo il 77 indica le gambe delle donne e il numero successivo, il 78, la bella figliola. Nella Smorfia napoletana il 17, a differenza della Cabala, è inderogabilmente la sfortuna. Naturalmente 47 e 48 corrispondono, rispettivamente, al morto e al morto che parla, come le fondamentali per Napoli anime del purgatorio valgono un 85 secco. Poi, non si scappa, la paura fa 90! In più i numeri sono versatili. Uno stesso oggetto, animale o persona, cambia a seconda di come lo si sogna: «Un sogno ricorrente in moltissime persone è quello di incontrare uno o più serpenti. Il serpente ha significati molto differenti nella smorfia napoletana: può rappresentare un simbolo fallico e, quindi, una pulsione sessuale, ma più frequente è abbinato ad un segnale di allerta nei confronti della malignità di chi ci sta intorno. La smorfia abbina al serpente i numeri 51, 89, 28 oppure solo il 36. Ma non è tutto: se il serpente si infila sotto la gonna fa 90, un serpente che striscia 69, con una lingua biforcuta 36, avvolto attorno ad un bastone 87. Se si sogna di sentirne il sibilo il numero da giocare al lotto è l’1, di trovarne uno nel letto 74, di venirne morsi 8, di calpestarlo 10. Sognare il denaro può avere valenza sia negativa che positiva». (Donna Moderna)
Torniamo a esaminare il numero 333, quello che segna questo editoriale del 26 luglio 2025. Secondo la numerologia è il numero degli Angeli: «Avete mai visto il numero 333 e vi siete chiesti cosa significhi? Non siete soli. Gli angeli, inclusi gli angeli custodi, comunicano spesso attraverso i numeri angelici, incluso il numero 333. Questo bel numero angelico non è solo una coincidenza, ma ha un significato profondo come segno spirituale». Così detta Nema, un blog che parla di vita spirituale, di angeli, di numerologia e di tanto altro ancora per il benessere della mente.
Che cosa è la numerologia? È definita pseudoscienza perché non ha riscontri delle sue teorie: «La numerologia è una disciplina che studia la presunta relazione mistica tra numeri e schemi numerici e la loro influenza sulla vita e sulla personalità degli individui. Si tratta di una forma di esoterismo che attribuisce significati simbolici, mistici e magici ai numeri, andando oltre il loro valore matematico. La numerologia ha radici antiche, con tracce che risalgono a Sumeri, Caldei, Babilonesi e altre civiltà antiche. La numerologia moderna, come disciplina, è spesso associata a Pitagora, filosofo e matematico greco, che attribuiva un valore simbolico ai numeri e li considerava l’essenza stessa delle cose. Nel corso dei secoli, la numerologia si è sviluppata in varie forme, influenzata da diverse culture e tradizioni, tra cui la Cabala ebraica, il tantra induista e altre pratiche esoteriche… Il numero 1 rappresenta l’inizio, la potenza, l’individualità e la leadership. Il numero 2 simboleggia l’equilibrio, la cooperazione, la dualità e le relazioni. Il numero 3 è associato alla creatività, all’espressione di sé, all’ottimismo e alla comunicazione. Il numero 4 rappresenta la stabilità, la praticità, la concretezza e il lavoro. Il numero 5 è legato al cambiamento, alla libertà, all’avventura e alla sperimentazione. Il numero 6 simboleggia l’armonia, la responsabilità, la cura e la famiglia. l numero 7 rappresenta la spiritualità, la riflessione, l’intuizione e la saggezza. Il numero 8 è legato al successo, all’ambizione, al potere e alla gestione. Il numero 9 simboleggia la compassione, la saggezza, l’idealismo e la fine di un ciclo». Interessante vedere l’opinione dei numerologi che così ancora parlano riguardo al valore, positivo, del numero 333, oggi nostro: «I vostri angeli custodi sono vicini e vi offrono forza e coraggio. Questo numero indica un forte messaggio per affermare la vostra connessione spirituale». Il 333 è considerato un numero angelico. Da questo numero proviene un influsso positivo che investe la nostra vita: «I numeri ripetuti o i numeri degli angeli che appaiono quotidianamente possono essere intriganti e illuminanti. Questi numeri divini si presentano spesso in luoghi inaspettati, offrendo una guida e rassicurandovi che siete sulla strada giusta. La pratica dei numeri angelici permette una comunicazione con angeli attraverso segnali numerici che appaiono nella vita quotidiana, suggerendo un intervento divino nel guidare e confortare le persone».
Un altro numero ci porta alla cronaca. L’omicidio, forse il femminicidio, di Emanuela Ruggeri ci lega e ci riporta alla storia dei numeri. Perché Manuela aveva scelto di tatuarsi sul braccio sinistro il numero 666 (La Bestia) e proprio grazie a questo “funesto” tattoo è stato possibile riconoscere il corpo ormai decomposto.
È la triste storia di Emanuela Ruggeri, la 32enne, scomparsa lo scorso 14 luglio e ritrovata senza vita in via del Mandrione, a Roma. Emanuela aveva tatuata sul braccio il numero della Bestia che nel corso dei secoli ha affascinato artisti di ogni tipo.
Poco si sa di questa morte. L’autopsia non ha evidenziato segni di violenza. Scrive un quotidiano: «Rimangono però i dubbi e le suggestioni: anche perché il tatuaggio, quel “numero della bestia”, apre a riflessioni cariche di significato. Il 666, infatti, è da secoli associato a simbologie esoteriche e religiose. La sua origine si trova nell’Apocalisse di Giovanni, l’ultimo libro del Nuovo Testamento, dove è indicato come il marchio dell’Anticristo, la bestia che sale dal mare e distrugge la terra. «Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte, e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: infatti è numero d’uomo, e il suo numero è seicentosessantasei. Nel tempo, quel numero ha assunto anche un significato culturale e simbolico, spesso legato alla ribellione, alla trasgressione o al culto del male. Il pittore e poeta William Blake, tra il 1803 e il 1805, gli dedicò un’opera intensa e visionaria: Il Numero della Bestia è 666. Celebre anche il film The Omen (1976), dove il piccolo Damien, presunto Anticristo, porta proprio il 666 nascosto sul cuoio capelluto. Nella musica, è impossibile non citare il brano degli Iron Maiden The Number of the Beast, diventato un inno del metal oscuro. Anche la scena italiana ha toccato il tema: nel brano El Diablo dei Litfiba, il numero ricorre più volte come simbolo di energia demoniaca e ambiguità. Lo stesso accade in The Heretic Anthem degli Slipknot, dove il 666 viene urlato con forza e ripetizione rituale. La fascinazione per questo numero attraversa anche il mondo del fumetto e dell’animazione. Nel manga del giapponese Seishi Kishimoto, il protagonista possiede lo spirito di Satana: il titolo è 666 Satan. Nel fumetto italiano Dylan Dog, l’iconico “indagatore dell’incubo”, l’auto del protagonista porta una targa che non ha bisogno di spiegazioni: YD666».
Ma sul numero ci sono delle interpretazioni opposte. Può essere considerato, come il 333, un numero angelico. Insomma, sembra non abbia sempre una connotazione negativa come spesso associato nell’immaginario popolare, ma simboleggia invece un invito a concentrarsi sui pensieri e le emozioni per trovare equilibrio e armonia interiore. Invece di essere visto come un numero maledetto, il 666, secondo alcune interpretazioni, indica un momento per riflettere e riconnettersi con la propria spiritualità, bilanciando i pensieri terreni con quelli spirituali.
Parlando di numeri non possiamo finire questo racconto estivo con una filastrocca anche per alleggerirne l’afa. I versi ci accarezzano e ci fanno ritornare bambini e bambine. Con allegria!
Poi una poesia del mio sempre amato Cesare Pavese che ci fa immergere nei ricordi, aiutati e aiutate dal clima dell’estate.
Infine il pegno e la promessa: una poesia di e per Gaza finché non ci sarà pace.
Filastrocca
1 è il sole che splende di giorno.
2 sono gli occhi che guardano intorno. 3 sono i magi che vanno, che vanno. 4 stagioni formano un anno.
In una mano ci son 5 dita.
6 son le zampe che ha una formica. L’arcobaleno ha 7 colori;
ha 7 stelle l’Orsa Maggiore.
La settimana ha 7 giornate.
Con 8 zampe, se voi le contate,
si muove il ragno nella sua ragnatela. 9 pianeti girano in cielo.
Due mani insieme fan 10 dita.
11 e 11 fan la partita.
12 mesi formano un anno; conta e riconta fino a un altr’anno.
Estate
C’è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell’erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.
Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un’erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d’aria
e il prodigio sei tu. C’è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.
Ascolti.
Le parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.
(Cesare Pavese)
Posso scrivere una poesia
Posso scrivere una poesia
con il sangue che sgorga,
con le lacrime, con la polvere nel mio petto,
con i denti della ruspa, con le membra smembrate,
con le macerie dell’edificio, con il sudore della protezione civile,
con le urla delle donne e dei bambini,
con il suono delle ambulanze, con i resti di un albero che amo,
con tutti questi volti che cercano i loro dispersi,
con la voce del bambino Anas sotto le macerie che dice: “Sono ancora vivo”,
con i corpi senza lineamenti,
con l’attesa, l’attesa, e ancora l’attesa!
Posso scrivere una poesia con il fragore del tradimento,
con il silenzio nudo,
con la neutralità viscosa, con l’impotenza svelata,
con il servilismo verso l’America.
Cosa può una poesia?
Yousef El Qedra
(Canzoni contro la guerra)
Buona lettura a tutte e a tutti.