discendo da marinai ribelli alle rive, di Fatina al-Ghurra

Discendo da marinai ribelli alle rive.
Figlia delle onde e della memoria.
Ultima superstite di coloro ai quali Sansone cedette la chioma
prima di insorgere come giovane vergine
ultima discendente della femminilità fresca e antica.
Apro le braccia e il cosmo avvia il suo moto unidirezionale.
Sorrido e miele gocciola dalle mie frivole vergini labbra.
Faccio un passo e il globo terrestre perde equilibrio
al fragore delle mie risa s’odono trilli di terremoti
e i vulcani scuotono l’ordine dei sette strati.
Sono figlia della castità e dell’ozio
figlia della purezza e del vizio
figlia del bianco e del nero
da un mio dito le stelle disputano per definire
la loro prima posizione.
Se chiudo gli occhi
è eclissi solare finché non li riapro così
da sommergere il mondo in raggi color di carrubo
e quando getto indietro le ciocche dei capelli
rabbrividisce il cosmo riverente e dimesso.
Sono l’oggi e il domani
compagna della gloria incoronata sul trono dello spazio
a un battito del mio ciglio i campi si volgono in grano e soli verdi
e io sono il grano e i soli verdi
sono la prima
e l’ultima messe. [13]