L’ultima preghiera che ci rimane, di Noura Ben Salem

Fate piano con il fuoco,
che ci sono madri a vegliare.
Hanno le mani spezzate,
ma cullano ancora i figli
come fossero promesse da difendere.
Guardatele bene,
le loro lacrime non fanno rumore,
eppure scavano solchi più profondi delle bombe.
Ogni sguardo è un grido taciuto,
ogni carezza un atto di resistenza.
Non spegnete quei respiri,
perché nei sogni i bambini
ancora corrono a piedi nudi sull’erba,
ancora ridono per una palla lanciata in cortile,
ancora credono che il cielo sia un rifugio
e non un muro che crolla.
Fate piano,
perché il sonno dei bambini
è l’ultima preghiera che ci rimane,
è il confine che separa l’uomo dalla bestia.
E sappiate che nessun silenzio
potrà cancellare la vergogna.
Che le macerie hanno memoria,
che la polvere racconta,
che ogni nome trafitto
sarà inciso nel ferro della Storia.
Un giorno vi verrà chiesto
dove eravate,
quando la terra piangeva sangue
e il cielo bruciava.
E se avete voltato lo sguardo,
se avete preferito tacere,
allora il vostro silenzio
sarà la condanna più pesante.
Non nel mio nome.
Non nel nome di chi sa
che la pace è l’unica eredità
che valga la pena difendere.