Humanitas Nova, rivista internazionale di cultura umanistica, anno 6, numeri 1, dicembre 2025, recensione di Daniela Domenici

Ho avuto il piacere di leggere ma, soprattutto, di arricchirmi con questa rivista collettanea di cultura umanistica che raccoglie i contributi di studiose e studiosi su di un tema comune, un fil rouge che le lega: la pace.
All’inizio troviamo due editoriali, il primo del direttore Flavio Castaldo che conclude con queste parole “forse non dobbiamo aspirare alla pace, di qualunque tipo essa sia, ma dobbiamo imparare a chiederci, quando sentiamo parlare di pace, di quale pace si tratta”. Il secondo è il contributo di Giovani Ferrante che traccia un esauriente profilo di Romualdo Marandino che ha diretto questa rivista per molti anni e che è stato il portavoce della sua amata terra, l’Irpinia; Ferrante conclude il suo ritratto di Marandino dicendo che è stato “cantore della memoria e interprete dell’identità, capace di intrecciare lirismo , storia e responsabilità morale in una scrittura che è insieme radice e visione”.
Il titolo scelto per caratterizzare i sette contributi è “si vis pacem…” se vuoi la pace, celebre frase che purtroppo si conclude con “para bellum”, prepara la guerra.
Il primo saggio è di Ferdinando Ferraioli che sofferma la sua attenzione sul sogno di una pace comune nel mondo greco dal IV secolo a.C. alla conquista romana e conclude la sua disamina con queste parole “in poco più di cinquant’anni a partire dalla pace di Fenice del 205 a.C. i Romani erano entrati nel gioco politico greco ed avevano imposto la loro egemonia assoluta. Il modello di una pace comune di impronta panellenica, nato dopo la grande guerra del Peloponneso e rimasto in piedi per circa due secoli, fu sostituito dalla pace romana, duratura e stabile da un lato, ma certo più dura , che lasciava ben poco spazio all’autonomia delle popolazioni soggette”.
Il secondo contributo è di Daniela Leuzzi e ha come titolo “Eirene, il fiore della pace nel mondo greco”. L’autrice parte dal concetto di “humanitas” di Romualdo Marandino per poi focalizzare la sua attenzione sulle descrizioni di pace collegate con le idee di prosperità e fioritura nel mondo greco e infine esamina la connessione tra pace e guerra nei testi in cui la guerra appare come un’azione necessaria per ottenere la pace; molto interessanti le tante citazioni in greco e perfetta la conclusione “un futuro di pace può sorgere riflettendo su quale sia il dovere dell’uomo secondo Seneca” che dice “considera l’uno per non essere danneggiato, l’altro per non danneggiarlo. Rallegrati delle gioie di tutti, sii commosso per le sventure e ricordati di quello che devi fare e di quello che devi evitare”.
Il terzo saggio è a firma del direttore Flavio Castaldo ed esamina la pace come strumento di propaganda politica nella Roma imperiale, dall’Ara Pacis di Augusto all’Arco di Traiano a Benevento; l’autore conclude il suo contributo con queste parole “la pace è quindi vittoria sui nemici, organizzazione dell’impero ed elargizione di beni ai cittadini. Con Traiano quindi il concetto di pace si estende in molti aspetti…un equilibrio tra consenso interno e vittoria esterna che diventa prosperità civile e dominio universale”.
Il quarto saggio è di Francesco Laratta, ha come titolo “Montecassino 1944, un gesto di pace in un contesto di guerra” e parte dalla distruzione del monastero di Montecassino tra la fine del 1943 e l’inizio del 1944 e il salvataggio della sua biblioteca e dell’eredità archeologica da parte dell’esercito tedesco; questo gesto potrebbe essere stato un gesto di propaganda per ottenere il favore degli ex alleati italiani o essere stato dettato da genuine motivazioni umanitarie.
Il quinto contributo è di Giulia Perfetti e ha come titolo “Pedagogie di pace nelle aree interne: educare alla convivenza nei territori marginali”; l’autrice conclude la sua analisi con queste parole “le aree interne rappresentano sfide complesse ma offrono anche opportunità straordinarie per sviluppare pedagogie di pace significative…educare alla pace nelle aree interne significa quindi costruire comunità resilienti, partecipative e capaci di affrontare le sfide del futuro con solidarietà e responsabilità civica”.
Il sesto saggio è di Lidia Pizzo e s’intitola “La bellezza salverà il mondo”, è uno dei più corposi insieme a quello di Leuzzi. L’autrice esamina numerose opere d’arte e sottolinea che “la guerra ha sempre contrassegnato i rapporti tra gli uomini sin dalle più antiche testimonianze figurative. Tuttavia non sono mancati momenti di pace che hanno permesso uno straordinario sviluppo delle arti…è stato messo inoltre in evidenza che anche in quelle immagini che esprimono la violenza della guerra o il dolore c’è sempre uno spiraglio, un simbolo, un segno che inneggia alla pace”.
Il settimo e ultimo contributo è a firma di Joege Facio Lince, ha come titolo “la pace è un racconto umanistico: le radici letterarie di un progetto collettivo, siamo pronti ad ascoltarlo?” e si propone “di ripensare la pace non secondo le analisi socio-politiche ma come processo culturale narrativo scaturito dallo studio degli scritti dei tanti autori lungo il corso del tempo. Ne conaegue che l’ars pacis non sarà un’utopia ma arte della convivenza…”
Conclude questa ricca e interessante collettanea un contributo di Marco Martin in cui descrive una sua proposta didattica di greco antico e moderno a scuola attraverso corsi di formazione rivolto ai docenti presso il liceo Colombo di Genova in cui è docente.