Il silenzio dei morti, di Maria Masella, Fratelli Frilli editori 2026, recensione di Daniela Domenici

Sono appena riemersa da “Il silenzio dei morti”, settima indagine di Maritano e Ardini, che ancora una volta ho letto in un soffio e che mi ha regalato innumerevoli emozioni. In questo caso ne ho una in più perché l’amica Masella mi ha citato nei ringraziamenti finali ed è la prima volta che accade: sono io che ringrazio lei per questo onore.

Questa settima indagine di Teresa Maritano, ex ispettrice di polizia chiamata Hunter” per il suo incredibile fiuto, e del vicequestore Marco Ardini è ancora più avvincente delle precedenti e si svolge, in qualche episodio, anche a Sestri Ponente, dove vivo e lavoro e dove ho presentato Masella in due location diverse: una volta all’Università Popolare Sestrese (dove la presenterò nuovamente: notizia in anteprima) e un’altra al circolo Montegazzo in piazza Consigliere dove l’autrice ha scelto di far accadere alcuni episodi di questa sua nuova storia.

Chi la segue da tempo come prolifica e inarrestabile autrice di gialli sa che Masella ha due filoni, quello con il commissario Mariani e quello con l’ex ispettrice Maritano; personalmente amo entrambi e credo di averne recensito una buona parte. Ma sinceramente provo una profonda, totale empatia con Teresa Maritano, Tea, perché Masella l’ha saputa caratterizzare come una donna che è ispettrice nel DNA, che ha un rapporto altalenante, pieno di spigoli, di asperità ma anche di tanta attrazione, mentale e fisica, con Ardini e anche come madre affidataria che soffre per l’assenza di Paola anzi, Paoletta, che le è stata tolta: bravissima!

La perfetta, spesso silenziosa, sinergia tra Tea e Marco condurrà, dopo indagini ad ampio raggio e ininterrotti colpi di scena, a trovare il bandolo dell’aggrovigliata matassa che porterà alla luce, involontariamente e con silenzioso dolore, anche alcuni scheletri nell’armadio che hanno Marco e Tea, soprattutto lui: standing ovation!