“Tre donne di successo in campi dominati da uomini” di Stephanie Anderson Witmer, da me tradotto e rielaborato
Per seguire un sogno ci vuole spesso una sana dose di coraggio e una fede ancora più gigantesca. Queste tre donne hanno abbattuto barriere e fatto tremare i soffitti di vetro in campi tipicamente gestiti da uomini. Hanno un segreto da condividere: anche tu ce la puoi fare!
Scuotere il mondo del sushi: NIKI NAKAYAMA
“mi sono resa conto a un certo punto che non avevo bisogno di pensare come un umo per produrre le cose che gli uomini producono. Avevo semplicemente bisogno di fare la mia strada e rimanere concentrata”.
A prima vista può sembrare che Niki Nakayama sia nata per essere una chef del sushi. I suoi genitori posseggono una compagnia di distribuzione del pesce in California ed è cresciuta circondata da alimenti a base di pesce di tutti i generi. Ma è stato solo più tardi. In una scuola di cucina, che qualcosa ha fatto click: la cucina giapponese ha avuto improvvisamente un senso per lei e si è resa conto che si adattava alla sua personalità.
Nel suo ristorante di Los Angeles “n/naka” che ha aperto nel 2011, Niki si è focalizzata esclusivamente sul “kaiseki”, un’esperienza culinaria “multicourse” della tradizione giapponese. Dice che il suo è l’unico ristorante a Los Angeles totalmente dedicato a “kaiseki” che necessita di un raro tipo di ristorante e di un raro tipo di chef.
Ha fronteggiato sfide. Gli chef del sushi sono uomini in schiacciante maggioranza e la cultura giapponese sostiene questo mondo maschile. Nel precedente ristorante di Niki, un sushi bar, un uomo di affari giapponese la vide dietro il bancone e subito se ne andò. Al “n/naka” Niki ha deciso di non avere una cucina aperta dove I client potessero vederla mentre cucinava per evitare di ripetere quell’esperienza. “E’ meglio se i clienti si focalizzino soltanto sul cibo piuttosto che su chi lo cucina” ha detto “con il cibo giapponese è così facile avere un’idea di uale potrebbe essere l’aspetto del tuo chef”.
Ma per lei ogni ostacolo ha portato a una nuova opportunità o a una soluzione creativa. Ha imparato a seguire la sua intuizione sia nella cucina che nella vita
Scuotere il mondo dell’istruzione superiore: REBECCA CHOPP
“una parte del coraggio è credere nelle proprie capacità, credere che tu puoi capire sapendo che tu hai l’abilità di fare un passo avanti”
Rebecca Chopp è una donna dai molti primate. E’ stata la prima della sua famiglia ad andare al college. E’ stata la prima donna prevosto all’università di Emory, la prima preside della Yale Divinity School e la prima donna presidente sia alla Colgate University che, dal 2009, al Swarthmore College.
Ma i primi anni di Rebecca non facevano prevedere una vita da pioniera. Da bambina ha sofferto di un grave impedimento della parola e non ha parlato fino alla terza elementare. A causa della sua disabilità ha imparato a leggere sin da piccolissima. Ha consumato parole e idee voracemente. E ne voleva di più.
Ma l’istruzione superiore non era una priorità nella sua famiglia o qualcosa che molte giovani donne facevano nel Kansas negli anni 60. Tuttavia lei trovò una strada. Si è laureata in teologia, ha servito come ministra in una chiesa a soli 19 anni e ha frequentato il seminario e la “graduate school”.
Dopo più di 30 anni nel campo dell’istruzione dice di essere orgogliosa soprattutto di essere stata in grado di aprire le porte per le persone più giovani, specialmente donne, studenti delle minoranze etniche e studenti del college di prima generazione com’è stata lei.
Rebecca ha fronteggiato la sua quota di sfide, dai vescovi e i congreganti preoccupati da una ministra agli studenti uomini che dicevano che non potevano imparare da una donna. Ma, lei afferma, le storie positive superano di gran lunga quelle negative.
Scuotere il mondo delle corse Indy: ANNA CHATTEN
All’età di 8 anni quando molte delle sue amiche stavano giocando con Cabbage Patch Kids o attaccando le figurine di Lisa Frank Anna Chatten stava raccogliendo una chiave per la prima volta.
Il padre di Anna correva con i go-karts e anche lei voleva farlo. I suoi genitori hanno acconsentito a una condizione: che lei mantenesse e riparasse il suo go-kart. Suo padre le ha spiegato come fare e lei ha riparato veicoli da allora.
“Non riesco a ricordare un giorno in cui non abbia avuto attrezzi o che non abbia saputo come usare un attrezzo” dice.
Ora a 34 anni Anna è l’unica donna meccanico delle IndyCar.
Dopo essersi diplomata alle scuole superiori Anna, a 17 anni, è andata via dalla sua città natale di Peoria nell’Illinois verso Sonoma in California per frequentare per un anno la scuola di meccanica auto-racing. Anna ha imparato velocemente che nessuno sostiene la sua scelta di carriera come hanno fatto i suoi genitori.
Durante i suoi primi cinque anni nel circuito delle corse ha combattuto duramente per guadagnarsi il rispetto in questo mondo maschile. Ora dopo 15 anni in questo campo dice che è diventato molto più facile. Ama il suo lavoro e non ha alcuna intenzione di fare altro per vivere.


