“I due cipressi – operetta metaforica” di Monica Bocelli

cipressi

…voleva anche lui giungere all’altezza del suo vicino.

Ogni giorno si sforzava spingendosi in alto, guardava l’altro e pensava: anch’io voglio arrivare dove sei tu, voglio diventare alto come te, anzi di più. Si erigeva e quando i passerotti si posavano sulle sue fronde, il cipresso cercava di farli volar via perché temeva di non poter crescere con il loro peso. Continuava a elevarsi forzando le radici, guardava l’altro e pensava e spingeva.

Un giorno di pioggia le sue fronde alte invece di stare erette si piegarono e da allora non si sono più raddrizzate.

Il povero cipresso piange e guarda l’altro e si domanda: perché non sono riuscito a diventare come lui?

– Mio caro cipresso ognuno si pone la propria meta da raggiungere, ma non la meta altrui – questo vorrei dire al povero cipresso avvilito.

Ma è solo un cipresso…

23 ottobre 1993

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