di repubblica e di donne, le due forze del referendum, editoriale di Giusi Sammartino

Carissime lettrici e carissimi lettori,

C’era una volta, non tanto tempo fa. Una storia vera, la Storia, che c’è oggi e ci sarà anche domani. Ce lo ricorda una donna con il suo film più visto e premiato, con la sua prima opera di regia: “C’è ancora domani” con cui la bravissima Paola Cortellesi ci comunica la forza del futuro, la realizzazione dell’esperienza rivendicativa delle ingiustizie subite.

Ce lo dice una donna, su una data, un appuntamento di quelli che si devono ricordare. Figuriamoci poi se nella stessa data se ne incrociano due.

La data del 2 giugno richiama, infatti, due grandi eventi che si festeggiano insieme, con uguale forza: l’età della nostra Repubblica, che avvia la scrittura della Costituzione. La Repubblica è stata votata, attraverso un referendum che la metteva in scelta con la monarchia. Era oggi, ottanta anni fa. A vincere è stata la Repubblica che oggi ancora abbiamo. Quel giorno di meno di un secolo fa, migliaia di donne, con la stessa percentuale di presenza dei maschi, ma naturalmente in numero maggiore, si sono recate alle urne, loro per la prima volta! Vittoriose della conquista sono, siamo state, l’ago della bilancia che ha fuso l’orgoglio di essere state nominate, l’orgoglio della parola che afferma l’esistenza! Vi ricordate la lettera, in primo momento misteriosa, che è arrivata alla protagonista del film di Cortellesi?L’orgoglio del proprio nome espresso, di sé stesse “affermate” sulla scheda elettorale che poi è un invito al diritto di scelta Hanno scelto le donne quel giorno. Hanno scelto di poterci essere, di potere e sapere decidere.

Un doppio anniversario, due episodi che hanno segnato la nostra storia, stavolta davvero di identità nazionale, scartando, forse con qualche ingiustizia, il termine “patria” che rimanda semanticamente al maschilismo del patriarcato, del padre che detiene il potere, anche economico (patrimonio).

Il 2 giugno 1946 le donne italiane, tutte le donne aventi diritto. La prima prova c’era stata, a marzo, ma per elezioni territoriali e non nazionali che non coinvolgeva tutte le donne, seppure insieme a oltre 500 maschi, la nostra Costituzione che questo ultimo referendum, stavolta grazie alle giovani e ai giovani tornati a votare, hanno collaborato a conservare intatta. Le donne, in quel 2 giugno del 1946,  si sono recate alle urne davvero in tante e finalmente votarono e costruirono la loro scelta, insieme, sicure che la loro decisione contasse, la loro, la nostra voce, fosse ascoltata, per obbligo, con legalità.
“È un passaggio storico fondamentale nel processo di ricostruzione dell’Italia, una conquista ottenuta a suon di battaglie femministe cominciate già nell’Ottocento, e consolidate con la partecipazione alla resistenza civile e alla lotta di liberazione. Un passaggio che segna l’affermazione di un nuovo protagonismo femminile nella società italiana e trova espressione nell’elezione delle 21 elette all’Assemblea Costituente: nove comuniste, nove democristiane, due socialiste, un’esponente del Fronte dell’Uomo qualunque”.

Chi erano quelle donne di ottanta anni fa?  Sicuramente erano tante, tantissime , consapevoli che il voto politico spettasse loro. Ed erano di tutte le estrazioni sociali e di tutte le provenienze geografiche, con una fortissima presenza delle donne del meridione che in un primo momento dello spoglio delle schede aveva determinato la vittoria della monarchia.

I dati ci indicano anche altre informazioni. Molte donne, 14 su 21, erano laureate e quasi tutte lavoravano. Molte erano impegnate nel mondo della scuola. La provenienza geografica era varia e rappresentativa di tutta l’Italia, le generazioni spaziavano dalla fine dell’800 alle nate sotto il fascismo. Mi viene spontaneo collegare quel Referendum del 1946, primo grande incontro politico subito dopo il “ventennio” all’ultimo, attualissimo. Qui i giovani e le giovani, lo ripeto con gioia, sono ritornati alle urne che da tempo disertavano delusi e deluse dai partiti. Per salvare la costituzione minacciata di manomissione. Lì, ottanta anni fa, le donne diedero un impulso paritario alla politica e proprio grazie alla partecipazione femminile (nelle comunali erano state elette 2000 donne)
Le 21 elette all’Assemblea Costituente, chiamate anche madri costituenti, furono determinanti anche per le riforme dei decenni successivi. “Il 2 giugno 1946 è la vittoria della Repubblica, indubbiamente. Ma anche, appunto, la prima volta delle donne in politica nella storia italiana. Tornare a quella data significa ricordare un’acquisizione di cittadinanza. La metà della società italiana entra di diritto a far parte della politica e a essere parte della decisione pubblica. Quella del dopoguerra fu una conquista cruciale, a lungo inutilmente attesa e per la quale le donne si erano battute per decenni. Sintomatiche ne sono le parole lapidarie di Carla Lonzi, pubblicate il 1970 sul manifesto del gruppo romano Rivolta Femminile. “L’uomo non è il modello a cui adeguare il processo della scoperta di sé da parte della donna. La donna è l’altro rispetto all’uomo. L’uomo è l’altro rispetto alla donna. L’uguaglianza è un tentativo ideologico per asservire la donna a più alti livelli”.

Ne è nata anche una moneta. Nell’intreccio incomprensibile tra le conquiste sociali e l’economia, che comunque manda avanti la realtà, per celebrare la data, anzi una data per due, si è coniata una moneta emessa dal ministero dell’Economia. Il valore della moneta è 6 euro ed è in argento come si conviene alle ricorrenze importanti. Da una parte l’Italia per celebrare la Repubblica. Il rovescio è invece dedicato al suffragio femminile. La moneta raffigura i volti di tre donne appartenenti a generazioni diverse, a rappresentare continuità e progresso della partecipazione femminile nella vita pubblica italiana. Accanto ai profili compare nuovamente la stella della Repubblica, dalla quale si diffondono raggi luminosi che evocano la conquista del diritto di voto. “Le frasi scelte per accompagnare la composizione, Forza di donna e Luce di giustizia, puntano a sottolineare il valore civile e simbolico di quella svolta storica. In basso trovano spazio le date 1946 e 2026, separate da una bilancia, richiamo alla giustizia sociale”.  diverse erano impegnate nel mondo della scuola, la provenienza geografica era varia e rappresentativa di tutta l’Italia, le generazioni spaziavano dalla fine dell’800 alle nate sotto il fascismo.
Le 21 elette all’Assemblea Costituente, chiamate anche madri costituenti, furono determinanti anche per le riforme dei decenni successivi.

Tante poesie, cominciando da quella lunghissima e bella di Giacomo Leopardi sono state scritte per celebrare l’Italia. Come pure metterei Povera Patria di Franco Battiato, per l’amarezza di certi comportamenti politici . Ma mi è sembrato più coinvolgente parlare di donne e far parlare le donne. La prima poesia è scritta da Edoardo Sanguineti (1930-2010) fondatore del Gruppo 63 con il quale Piera Degli Esposti mi raccontava di aver avuto una meravigliosa conversazione. Con la seconda poesia ritorniamo (un omaggio) di nuovo in Iran, con le parole di una donna che aprono al mondo del femminile.

Ballata delle donne

penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l’umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

Edoardo Sanguineti

Sulla terra

Io non ho mai desiderato
essere una stella del firmamento
celeste, o come spirito eletto
silente sorella degli angeli.
Mai distaccata dalla terra,
mai amica del cielo.

Qui, sulla terra,
sono uno stelo di pianta
che vive nutrita dal vento,
dal sole e dall’acqua.

Carica di desiderio e dolore
rimango qui, sulla terra,
accolgo l’elogio delle stelle
e la carezza dei venti.

Guardo dalla mia piccola finestra:
non fatta d’eterno, nient’altro
che l’eco di un canto sono.

E solamente l’eco di un canto
cerco nel gemito d’amore
più puro ancora
del silenzio del dolore.
Un nido non cerco
nella stilla di rugiada
posata sul giglio del mio corpo.

Sulle pareti della mia casa,
della mia vita, i passanti
lasciano tracce di ricordi,
con nere penne d’amore:
un cuore trafitto da una freccia,
una candela consumata,
pallidi segni taciturni
su confuse e folli missive.
Per ogni bocca che mi ha baciata
è nata una stella, nella notte
che scendeva sul fiume dei ricordi.
Perché mai desiderare le stelle?

Questo è il mio canto,
più deliziata, più felice
non fui mai come ora
prima d’ora, mai come ora.

Forough Farrokhzad

DI REPUBBLICA E DI DONNE. LE DUE FORZE DEL REFERENDUM