“Il berretto a sonagli” al teatro Imperiale di Guidonia, recensione di Daniela Domenici
Per chi ama la cultura in senso lato un teatro che riapre (o apre) i suoi battenti è un evento di straordinario valore a cui va dato il risalto che merita. La sottoscritta è tornata così, dopo due anni, a rivestire il ruolo di attenta e partecipe spettatrice e di umile recensora.
L’Imperiale di Guidonia, costruito negli anni ’30, ha iniziato la sua prima stagione teatrale dopo che per anni è stato un cinema e ha accolto, per due sere consecutive, una delle opere più celebri e rappresentate di Luigi Pirandello: “Il berretto a sonagli” con la regia di Francesco Bellomo; la vicenda di Ciampa, di Beatrice e dei personaggi che ruotano loro attorno non ha bisogno di sinossi ma mi piace sottolineare la scelta del regista di trasporre la storia agli anni ’50 rendendola quindi più moderna e vivace.
In primis i miei più calorosi complimenti vanno a Franco Mirabella, nel ruolo del Delegato, e ad Anna Malvica in quello di Assunta, la madre di Beatrice, che hanno dato vita a due personaggi che provocano sorrisi e risate convinte nel pubblico con la loro gestualità piena di raffinata ma travolgente ironia.
Davvero brava Emanuela Muni nel ruolo, alquanto arduo, della protagonista Beatrice che ha saputo rendere con elegante misura, bravo Alessio di Clemente in quello di suo fratello Fifì, Monica Guazzini in quello della Saracena e Valentina Gristina in quello di Fana, la cameriera di Beatrice.
Ciampa è, ancora una volta, interpretato da Pino Caruso che ne dà un’immagine di uomo saggio, inizialmente rassegnata vittima di Beatrice ma che poi, con un celebre finale che ogni volta emoziona e commuove, tirerà una delle tre corde, quella della pazzia, per avere la propria rivincita.
La troupe si sposta verso sud e sarà stasera “on the stage” a pagani in provincia di Salerno.
