Mia prefazione a “I brividi in gabbia” di Lady P

brividi

in occasione della ristampa di questo libro ho pensato di pubblicare la mia prefazione…

Un libro partcolare, diverso dai soliti schemi. Erotico ma raffinato, sociale ma romantico, a tratti divertente e a tratti persino drammatico… e passionale, sempre.

Una donna non più giovane, ormai spenta e quasi rassegnata, che viene travolta da un incontro apparentemente banale. E un flusso continuo di eventi e trasformazioni che cambia il corso della sua vita e persino – un poco alla volta – l’intero suo modo di essere.

Ecco, il flusso. Il flusso degli eventi e dei pensieri, e subito, appena ho iniziato a leggerlo, mi è balzato agli occhi lo stile particolare della narrazione, che conoscevo bene grazie ai miei studi ma che raramente ho trovato nella letteratura contemporanea.

E’ una tecnica stilistica, peculiare di Lady P, che ritengo vada sottolineata perché alquanto rara e, soprattutto, non sempre facile da utilizzare: mi riferisco allo “stream of consciousness”, il flusso di coscienza che Woolf e Joyce hanno portato ai massimi livelli e che l’autrice, in questo suo romanzo d’esordio, sa usare in un modo che sembra, ma solo in apparenza, naturale e casuale mentre a uno sguardo più attento si rivela consapevolmente studiato per descrivere il flusso dei pensieri della protagonista che sgorgano senza barriere o limiti spazio-temporali, quindi poco delimitabili dai canonici segni di interpunzione.

L’altro elemento che mi preme mettere in evidenza, perché quasi introvabile nel campo della narrativa erotica sia maschile che femminile, è l’eleganza raffinata, mai banale né volgare, con cui Lady P riesce a descrive i momenti erotici che si unisce all’inusuale, e altrettanto rara, ricchezza e varietà linguistica.

L’autrice riesce anche ad amalgamare, dosandolo con sapiente bravura, al tema “principale” della passione travolgente e ininterrotta tra Angela e Jonathan un altro tema, imprevisto e doloroso (non ve lo anticipo) che la protagonista affronterà prima con goffo timore poi con caparbietà donchisciottesca perché “…finché i miei sensi sono vivi li manterrò tali, magari con un solo bacio o una parola, con i miei brividi in gabbia falciati dalle regole, ma non li ucciderò. Troppo hanno faticato a rinascere e non posso estirparli di nuovo, sarebbe davvero l’ultima vota e non me lo potrei perdonare, sarebbe ammazzare me stessa, né posso dar loro nuovi indirizzi sbriciolando una passione così intensa…”.