Viola: il colore della mia vita, di Elena Cinelli, recensione di Daniela Domenici

512tprhrfkl__sx358_bo1204203200_

Quasi un mese fa ho recensito il suo primo libro

https://danielaedintorni.com/2016/12/26/volevo-guidare-il-taxi-di-elena-cinelli-recensione-di-daniela-domenici/

oggi torno a occuparmi di Elena Cinelli per parlarvi del secondo, scritto sempre sotto forma di diario, che mi ha affascinato ancora più del primo.

Elena è una giovane psicoterapeuta fiorentina non vedente, come vi ho già detto nella mia prima recensione, e in questa sua seconda opera ci narra, con dovizia di particolari e con commovente sincerità, la fine del suo primo matrimonio “americano” e l’inizio della sua storia d’amore con un altro compagno, non vedente come lei, e infine il coronamento della loro storia d’amore con la nascita di una figlia che Elena decide di chiamare Viola perché per lei, come per me, è il colore preferito in quanto è quello della meditazione, della spiritualità, della ricerca interiore.

Ancora una volta chi legge rimane piacevolmente stupito di come l’autrice riesca ad avere una vita abbastanza autonoma e appagante nonostante il suo handicap e di come, in certi momenti, faccia sentire noi (almeno io l’ho percepito così) quelle/i disabili. Un paragrafo tra i tanti (ce ne sarebbero tanti che vorrei citare) a pag. 126 “già, è così, a volte sento il bisogno di guardare il mio uomo negli occhi anche se non posso vederlo. Un paradosso? Assolutamente sì. Un paradosso fondamentale e necessario. Lo sguardo è lo speccho dell’anima, recita un antico detto orientale. Ho sempre creduto a questa massima. Il potere e l’importanza dello sguardo, comunicare con gli occhi. Attraverso il contatto oculare possiamo trasmettere tutto e il contrario di tutto. Quando posso lo uso con i miei pazienti…”: ecco, questa è Elena e la ringrazio di aver avuto il coraggio di raccontarsi così, senza filtri e/o pudori “permettendosi di essere imperfetta”.

Annunci