il merlo e il messaggio, breve fiaba di Tiziana Mignosa

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C’era una volta un giardino con al centro una casa. Dentro questa casa c’era un albero, una grande finestra e un cane.

Gli uccellini a volte entravano, forse in cerca di cibo o, forse, solo perché anche dentro c’erano molte piante e quindi si sentivano a loro agio.

Un giorno entrò un merlo e si poggiò sui rami dell’albero.

Quando decise di andare via spiccò un volo verso la grande finestra ma si vide costretto ad arrestare contro l’invisibilità del vetro.

Il merlo, che non si arrendeva facilmente, decise di insistere ma -sempre nella stessa direzione- assicurandosi cosi non solo di non risolvere il problema, ma anche di farsi male.

Nel frattempo Camilla, che aveva assistito alla scena, comprese il messaggio che, dall’universo, il volatile le aveva portato.

Infatti, consapevole che abbiamo tutti un’anima comune, prima apri tutte le finestre e poi cercò di inviargli telepaticamente la soluzione. Non funzionò, così prese un canovaccio e lo cacciò verso l’uscita.

Dopo un frastuono d’ali e una grande paura il merlo cambiò finalmente direzione e riabbracciò il cielo.

 

Esattamente come il merlo che insiste sbattendo il becco sul vetro, a volte ci ostiniamo a risolvere i problemi utilizzando vecchi schemi non funzionanti.

Spesso, anche quando l’universo ci manda indicazioni su come fare, non riusciamo nemmeno a sentirlo.

E cosi, visto che ci Ama per davvero, metaforicamente prende il canovaccio e ci procura quelle situazioni spiacevoli che ci inducono a cambiare posizione quindi a risolvere il problema.

 

Noi siamo in po’ come il merlo: la sofferenza non è necessaria, lo diventa solo quando non vogliamo capire.

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