“Amletto” al Teatro della Tosse di Genova, recensione di Daniela Domenici

Un letto e una sedia, sono soltanto questi gli elementi che caratterizzano la scena, e una sola luce fissa su di lui, l’attore, che alla fine della sua carriera, forse malato e in fin di vita, rievoca alcuni dei ruoli che interpretato per saggiare la propria memoria e sentirsi ancora un po’ vivo. Sceglie “Amleto”, il monologo shakespeariano per eccellenza, o forse ne viene scelto, chissà, perché il confine tra la realtà e l’interpretazione diventa labile, indefinibile, l’attore s’impersona a tal punto nella parte che non sa più chi sia, dove si trovi, alternando frasi banali, quasi infantili, che fanno tenerezza e provocano sorrisi, sul cane o sulla madre, con brani tratti dal capolavoro del Bardo.

Emanuele Conte, autore e regista, ha saputo creare per Enrico Campanati un testo che parla di memoria, di vita, d’amore, di morte e, soprattutto, di teatro. E l’attore diventa Orazio, Amleto, Polonio senza un ordine cronologico, perché la sua mente è affollata da tutti questi personaggi le cui voci lo confondono e lo rendono, di volta in volta, esaltato, triste, nervoso ma anche felice come nella vita reale.

Straordinaria l’interpretazione di Campanati, grande classe d’attore, che riesce con la sua studiata immobilità fisica a focalizzare la nostra attenzione sul suo splendido stile recitativo facendo emozionare il numeroso pubblico presente che gli ha tributato meritati, calorosissimi e prolungati applausi.

Si replica fino a domani, non perdetevelo!

http://www.italianotizie.it/2017/11/18/amletto-al-teatro-della-tosse-genova/

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