accadde…oggi: nel 1867 nasce Irma Gramatica, di Federica Marengo

 

Nata a Fiume il 25 novembre del 1867 , Maria Francesca Gramatica , questo il suo vero nome , fin dalla prima infanzia seguì insieme con la sorella minore Emma i genitori , Domenico , interprete e suggeritore teatrale e Cristina , attrice di origini ungheresi , in numerose tournèe. Ingaggiata per ruoli da “ingenua” e da “bambino” nelle compagnie di Giacinta Pezzana e di Aliprandi-Romagnoli , a dieci anni entrò nel collegio delle Dorotee di Firenze, dove trascorse l’adolescenza. Ricongiuntasi ai familiari , nel 1885 fu scritturata dagli impresari della compagnia di Cesare Rossi e di Eleonora Duse , esordendo presso il teatro Valle di Roma , nella “Fedora”di Victorien Sardou. Partita per una tournèe nel Sud America , contrasse la febbere gialla e , guarita, manifestò segni di squilibrio  tentando il suicidio (l’attrice in seguito attribuìle le ragioni del suo gesto all’amore infelice per il collega Tebaldo Checchi , marito di Eleonora Duse). Tornata in Italia , nel 1887 sposò l’attore Arnaldo Cottin e fu scritturata dalla compagnia Nazionale diretta da Graziosa Glech e da Giuseppe Bracci. Priva di gratificazioni, (definiva la sua attività: “Cosa falsa , che non suscita nessuna emozione”) , conquistò ruoli da protagonista , specializzandosi nel repertorio drammaturgico francese(da Sardou ad Alexander Dumas figlio) . Diventata madre nel 1889 , non abbandonò la carriera artistica , intraprendendo a soli due anni dalla nascita del figlio , una lunga tournèe in Argentina , al rientro dalla quale scoprì della morte del piccolo , affidato alla zia del marito . Separatasi da Cottin  , in preda al dolore e all’alterazione psichica , ritornò in Argentina, stabilendosi a Buenos Aires. Ammalatasi di una grave forma di esaurimento nervoso , fu accolta e accudita  dalla famiglia italo-americana dei Todros. Ripresasi , fece ritorno  in Italia e riprese il suo lavoro di attrice , ottenendo il ruolo di “prima attrice giovane” nella compagnia di Italia Vitaliani e di Vittorio Salsilli. Riscosso successo presso il pubblico e i critici nei panni di “Teresa Raquin” , dramma di Emile Zola , nel 1896 fondò insieme con la sorella  Emma , divenuta nel frattempo anch’essa attrice , e con Giuseppe Paradossi e Luigi Biagi , la compagnia Sociale. Promossa “prima attrice”, grazie al consenso ottenuto con l’interpretazione delle opere di Ibsen ( “Spettri” , “Casa di bambola”)  e di Sardou ( “Spiritismo”) , recitò nelle compagnie di Ermete Zacconi , Luigi Raspantini ed Enrico Reinach. Ritenuta dai critici: “Protagonista di primo piano della scena italiana”, iniziò a manifestare nuovamente i sintomi di un malessere psichico, per via del quale si fece sostituire dalle attrici Edwige Guglielmetti ed Emma Varini. Ristabilitasi , dal 1906 al 1919 militò nella compagnia dei Giovani o Santissima Trinità di Virgilio Talli , recitando al fianco di attori quali Ruggero Ruggeri e Flavio Andò. Intensa nelle vesti di “Dionisia” di Alexander Dumas figlio , di “Nennelle” in “Come le foglie” , di Giuseppe Giacosa e di “Mila di Codro” , di Gabriele D’Annunzio, fu colpita da un violento attacco di artrite reumatoide . Sprofondata ancora nel baratro della depressione , soggiornò a Bologna per un breve periodo ,presso la casa di cura Villa Rosa. Tornata a calcare le tavole del  palcoscenico , a causa del difficile rapporto con Andò (l’artista soleva chiamarla “Viperetta”) , abbandonò la compagnia Talli. Scritturata da Giuseppe Zopegni e da  Romano Calò , lasciò la ribalta nel 1920, scivendo:“Sì , proprio vero , li mando tutti a buggerare con la più grande voluttà!. [….] Mi auguro di non aver mai più bisogno di tornare a respirare in quella cloaca massima che si chiama palcoscenico. Me ne vado nascosta , indignata , stupefatta, avvelenata da tante oscene e turpi cose vedute e volute ; sì , me ne vado e me ne vado immacolata e povera!”. Trasferitasi dal 1920 al 1923 a Signa , un paesino in provincia di Firenze , nella Villa Quarnarina , recitò ancora nel 1924 , quando , nominata “capocomico” e “responsabile unico delle prove di scena” dagli impresari della compagnia Teatro Sperimentale , interpretò una donna anziana nel dramma di Niccodemi “L’ombra”. Costretta dalle difficoltà economiche a vendere la villa acquistata nelle campagne fiorentine , nel 1928 entrò a far parte insieme con la sorella Emma della compagnia di Benassi , per la quale impersonò donne mature e problematiche nei drammi di Ibsen e di D’Annunzio , “Gian Gabriele Borkman e “La città morta”. Attrice amata dal regime fascista , ottenne dal ministero della Cultura popolare lauti vitalizi che le consentirono di sovvenzionare la compagnia Za-Bum di Mario Mattoli, con la quale mise in scena pièce di Pier Maria Rosso di San Secondo( “Tra vestiti che ballano”) e di Jacques Deval (“Stefano”) . Ingaggiata dal regista Guido salvini per il ruolo di “Clitennestra” nelle “Coefore”di Eschilo, nel 1934 esordì nel cinema , interpretando la pellicola di Amleto Palermi , “Porto” . Docente di recitazione presso l’Accademia nazionale d’Arte drammatica diretta da Silvio D’Amico , nel 1937 alternò alla parte di “Giocasta” nell’“Edipo re” di Sofocle quella della dispotica “Signora Pastore” nel film di Pierre Chenal “Il fu Mattia Pascal” , adattamento dell’omonimo romanzo di Luigi Pirandello. Ritrovata la sorella Emma nelle rappresentazioni “Passeggiata col diavolo” , di Guido Cantini e “All’insegna delle sorelle Kàdar” , di Renato Lelli , nel 1939 fu scritturata insieme con Ruggero Ruggeri dall’impresario Remigio Paone per interpretare il dramma di William Sheakespeare “Macbeth”. Privata di sovvenzioni economiche con la caduta del fascismo , visse diversi anni a Venezia, nell’abitazione  della sorella Emma e della nipote Albertina. Dimenticata dai registi teatrali  fu invece riscoperta da quelli  cinematografici ,  partecipando alle pellicole di Ferdinando Maria Poggioli e di Mario Sequi:  “Sissignora” “Sorelle Materassi” (desunta quest’ultima dall’omonimo romanzo di Aldo Palazzeschi) e “Incantesimo tragico” . Voce recitante delle prose radiofoniche RAI (“Nemico” di Niccodemi e “Congedo” di Renato Simoni) nel 1953 , ormai ottantenne , si ritirò a Tavarnuzze di Impruneta (Firenze) , nella casa di riposo Villa Giuseppina. Autorizzata la pubblicazione della sua autobiogarfia dal titolo “Tutta qua la mia vita”, scomparve il 14 ottobre del 1962 , all’età di novantadue anni , a causa di un collasso cardiaco . Accompagnata dalla nipote Albertina nel suo estremo viaggio verso il cimitero monumentale di Signa , dove  tutt’oggi  riposano le sue spoglie , fu salutata da un cronista del Radiocorriere con queste parole : “Eroina , maliarda , divina , Irma Gramatica era una grande attrice di teatro . Dotata di straordinario talento e sensibilità , raggiunse in alcune opere tragica potenza , ma vi arrivava per gradi , attraverso una spirituale , aerea musicalità , tanto da farla soprannominare “Irma dall’ugola d’oro” , cosa che molto la irritava. Perchè fu nemica delle frasi fatte , degli  inchini e delle riverenze , della mediocrità ipocrita . Sono stati scritti vari libri su di lei , ma citeremo l’ultimo giudizio , che è quello di Silvio D’Amico :  “Aveva il dono di spremere dalla parola la sua più segreta profumata essenza”.

http://www.quotidianoitalia.it/irma-gramatica-irma-la-pazza/

 

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