indifferenza e cinismo interiore, di Carla Sale Musio
Corriamo nella vita senza sosta, tutti presi ad assolvere gli interminabili impegni della giornata.
E quando, infine, diventiamo vecchi ci sembra di non avere ancora vissuto abbastanza.
Allora incolpiamo il destino, la sfiga, il caso, i parenti, i vicini, i nemici o il governo… ma la nostra amarezza interiore non si calma.
E quel senso di incompiutezza e di rimpianto alimenta la paura della morte, proprio come un tempo ha coltivato la paura della vita.
In quei momenti di sofferenza è troppo tardi per cambiare le scelte e riappropriarsi delle occasioni perdute.
Vorremmo accogliere la fine dell’esistenza terrena con l’entusiasmo di chi è pronto ad affrontare il più importante dei cambiamenti, eppure ci sentiamo inermi e soli.
E mentre le cose costruite con impegno e fatica si rivelano vuote e prive di significato, sembra che niente sia davvero utile per accompagnarci in quel passaggio.
È doloroso scoprire in ritardo il valore della vita… così preferiamo cercare all’esterno i colpevoli della nostra insoddisfazione interiore.
Tuttavia, c’è solamente un responsabile per quella sensazione di angoscia che attanaglia l’Anima.
E va cercato nelle scelte compiute lungo il percorso dell’esistenza.
A cosa abbiamo dato la priorità?
E perché?
L’avvicinarsi della morte apre le porte ai bilanci interiori.
Ai rimpianti e al desiderio di ritornare indietro si contrappone la voglia di ricominciare tutto daccapo, forti della consapevolezza che la vita va vissuta ascoltando se stessi e non i tanti dettami di comportamento imposti dalle circostanze sociali, dal bisogno di farsi benvolere, dalle paure, dall’indolenza, dalla superficialità…
Non ci fermiamo mai a chiederci perché viviamo e quale sia per noi il modo giusto di vivere.
Scrolliamo le spalle e proseguiamo a testa bassa, intrappolati in quello che si DEVE fare.
Perché:
-
si è sempre fatto così!
-
altrimenti che cosa mangiamo?
-
prima il dovere e poi il piacere!
-
con tutto quello che bisogna fare… non rimane tempo per pensare!
È in questo modo che tramandiamo una cultura della prepotenza.
Convinti di non avere responsabilità perché la vita ci sovrasta e bisogna accettare le sue regole anche quando non ci piacciono.
In quella solitudine che morsica il cuore scopriamo che ogni scelta ha il suo valore e le azioni che ne conseguono hanno il potere di farci sentire vivi davanti alla morte o morti anche nel pieno della vita.
Ciò che facciamo ogni giorno non è la conseguenza di un’organizzazione prestabilita e immutabile ma il prodotto del nostro volere, l’espressione di un modo di essere intimo e profondo, la voce di una realtà interiore così potente da improntare di sé ogni istante.
La vita è il risultato del nostro sentire interiore, di un pensiero che affonda le radici nel mondo psichico colorando le giornate delle sue sfumature: dolci, ombrose, tenere o amare… a seconda del rispetto con cui abbiamo trattato le innumerevoli parti che compongono la nostra identità.
L’indifferenza che troppo spesso riserviamo a noi stessi è il nemico più crudele, il mostro che combattiamo all’esterno nelle guerre che ammalano il pianeta, il morbo che terrorizza e non possiamo sfuggire perché si annida dentro la nostra Anima.
L’indifferenza è quell’atteggiamento insensibile che ci porta a non ascoltare i bisogni interiori, la prigione crudele di uno stile di vita attento alla pace, alla condivisione, alle relazioni e alla reciprocità, è una fame, giudicata impossibile, di amore e di qualità.
Viviamo nell’era della prepotenza e l’egoismo la fa da padrone.
Anche nella psiche.
Non ci rendiamo conto che l’insensibilità è una malattia capace di uccidere la voglia di vivere fino a lasciarci tramortiti e soli.
Il cinismo è la patologia del secolo, il male oscuro che annichilisce la gioia e trasforma l’amore in una sdolcinata pantomima per gli sciocchi.
L’indifferenza è il contrario dell’amore.
E la disumanità è la sua conseguenza.
Ma una vita senza amore perde la profondità per trasformarsi in un cumulo di doveri senza senso.
Ciò che chiamiamo “amore” non è lo scambio di affettuosità con le persone cui siamo legati ma un sentimento di rispetto e di cura per la nostra Anima.
Ascoltare quella delicata voce interiore è il segreto di un’esistenza appagante, non perché si raggiungono: il successo, la ricchezza o la fama, ma perché si afferma il valore della parte più vera di sé.
E questo arricchisce la vita di verità, di amore, di pienezza e di considerazione.
Solo così il cinismo scompare e al posto dell’indifferenza si fanno strada: l’empatia, la fratellanza, la condivisione e la comprensione.
Dapprima per se stessi e poi per ogni creatura vivente.
Volersi bene è la conseguenza di un ascolto intimo, costante e partecipe, che se ne infischia delle convenzioni perché rispetta il valore della vita e ci mostra, istante dopo istante, come si vive una vita di valore.
http://www.iononsononormaleioamo.it/2017/12/15/indifferenza-e-cinismo-interiore/

