La rilegatrice di storie perdute, di Cristina Caboni, recensione di Daniela Domenici

Semplicemente stupendo. Ci si può innamorare di un libro sin dalle prime pagine e non volerlo più lasciare finché non si arriva all’ultima? A me succede ogni tanto e quando accade è una meraviglia perché questa storia immaginata da Cristina Caboni, nonostante la mole non indifferente, 292 pagine, è volata via leggera e, allo stesso tempo, densa di innumerevoli emozioni perché “i libri l’avevano sempre affascinata. Erano possibilità, nuove occasioni. Erano risposte” per la straordinaria protagonista, Sofia Bauer, così come per la sottoscritta. E ancora perché “i libri sognano…un libro sogna. Il libro è l’unico oggetto inanimato che possa avere sogni. Lo diceva Ennio Flaiano” si sente dire Sofia dal libraio Andrea. E di nuovo “i libri possiedono un grande potere. Accendono ciò che hai dentro, sono come scintille. Agiscono su quello che già esiste permettendogli di crescere e di svilupparsi” dice Sofia a Tomaso, il coprotagonista di questa storia che è fatta di due, quella di Sofia ai giorni nostri e quella di Clarice, una rilegatrice vissuta all’inizio del 1800, che l’autrice riesce a raccontarci, con rara maestria, in parallelo.

Un altro motivo per cui questo libro mi ha affascinato è lo stile narrativo così ricco e variegato e così, lasciatemelo dire, corretto, una perla rara nel mondo della narrativa contemporanea (ve lo dice la correttrice di bozze ed editor nonché la lettrice omnivora che alberga in me), i miei complimenti più calorosi per questo ma anche per la bravura nella caratterizzazione psicologica dei/lle personaggi/e da lei immaginati/e: da Sofia a Tomaso, da Clarice ad August e a Christian, dai nonni di Sofia al rilegatore amico di Clarice e al librario Andrea, ognuno/a di loro emerge nella sua unicità.

Ottima l’idea di aprire ogni capitolo con una citazione, mai banale e sempre assolutamente pertinente, da autori e autrici celebri, complimenti anche per questo anche se, l’unico piccolo appunto, c’è un solo italiano tra di loro, Foscolo, e soltanto quattro donne in ventitré capitoli e tutte inglesi…

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