Nato colpevole, di Camelo Musumeci, recensione di Daniela Domenici

Ho appena finito di leggere questo libro più recente di Carmelo Musumeci e sento l’esigenza di raccontarvelo subito.

Ho letto, apprezzato e recensito quasi tutte le sue opere precedenti ma questa volta il mio amico Carmelo si è superato perché è riuscito a mescolare l’autobiografia più spietata e dolorosa alla poesia più dolce, ha saputo raccontare senza filtri i suoi anni da bambino e adolescente “nato colpevole” colorandoli comunque di una tenerezza infinita utilizzando uno stile narrativo affascinante, ricco di dialoghi interiori che ne sono la cifra distintiva.

Carmelo, per chi ancora non lo conoscesse, è una persona che è stata condannata all’ergastolo ostativo; una volta annullata l’ostatività, dopo un quarto di secolo di detenzione, ha potuto usufruire del regime di semilibertà e durante il giorno presta il suo servizio presso la comunità Giovanni XXIII per poi rientrare ogni sera nel carcere di Perugia.

Insieme al suo “angelo custode” Nadia Bizzotto ha scritto un prologo in forma di dialogo in occasione di uno spettacolo messo in scena dai detenuti nel carcere di Spoleto che ci dà la misura dell’affetto che li lega ormai da anni e che è il giusto incipit per quest’opera scritta per regalarci il suo cuore e la sua anima che sono rimasti sepolti per anni in questo bambino “nato colpevole” che ha scoperto, lentamente, sulla sua pelle, come confessa Carmelo, che l’amore e il perdono, il sorriso e l’abbraccio esistono e si possono dare e ricevere, la vita può cambiare colore anche se sei “nato colpevole” per una serie di accadimenti, puoi studiare e arricchirti, trovare la compagna della vita e l’amore di figli e nipoti anche se il tuo fine pena è sempre 9999.

Puoi esser “nato colpevole” ma puoi diventare “altro”: questo è il messaggio che ci regala Carmelo dopo essersi messo a nudo davanti a noi con doloroso coraggio. Meriti un grande abbraccio col sorriso…

 

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