accadde…oggi: nel 1746 nasce Madame de Genlis, di Franco Saviano

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Definire Madame de Genlis una filosofa in senso stretto non sarebbe del tutto esatto, poiché essa non si occupò mai in maniera sistematica di temi filosofici, sebbene nel corso della sua prolifica attività letteraria (scrisse più di 140 libri) abbia più volte espresso delle riflessioni filosofiche, per lo più sotto forma di critica nei confronti  degli Illuministi dell’ Enciclopedie Francaise. Ciò nonostante, questi le rivolsero più volte l’invito a collaborare con loro, ma Madame de Genlis non si sentì mai di accettare tale invito per la totale diversità delle sue idee con quelle di Voltaire, che conosceva personalmente, e con quelle di tutti gli altri enciclopedisti che lei stigmatizzava, ritenendoli gli ispiratori della Rivoluzione e del terrore in cui la Francia era piombata.

Madame de Genlis  nasce col nome di Caroline-Stéphanie-Félicité Du Crest in un’amena località della Borgogna nel 1746 da una famiglia benestante che le consente di trascorrere un’infanzia serena e tranquilla in un castello, detto di Saint-Aubin, acquistato da suo padre nei pressi del fiume Loira. Essendo dotata di una precoce e non comune intelligenza, si applica  prestissimo e con molto impegno allo studio di diverse discipline tra cui lo studio dell’arpa, strumento nel quale consegue dei risultati tali da diventare una concertista molto ricercata nei “salons” dell’aristocratica parigina di fine Settecento. Fin da piccola  mostra di essere una bambina estroversa, socievole e dotata di una particolare inclinazione: quella, cioè, di saper trasmettere le sue conoscenze agli altri bambini del villaggio in cui lei vive. Saranno proprio queste prime esperienze “pedagogiche” a renderla consapevole delle sue non comuni doti di educatrice che in età adulta svilupperà ed affinerà a tal punto da diventare non solo l’istitutrice più ricercata dalle famiglie dell’aristocrazia parigina ma anche la prima gouverneure donna del più importante dipartimento scolastico della capitale .

Il suo ingresso nel bel mondo raffinato ed aristocratico della Parigi di fine secolo avviene quando si sposa con un nobile francese, il conte di Genlis, tramite il quale entra a Palais-Royal, la sontuosa residenza del duca di Chartres (più conosciuto come Philippe-Egalité), dove si occupa dell’educazione del piccolo Luigi Filippo, destinato a diventare re di Francia col nome di Louis Philippe I, “le roi citoyen”.

La caduta dell’Ancien Régime la costringerà, poi, ad andar via dalla Francia dove rientrerà solo quando viene richiamata da Napoleone Bonaparte che dichiara di avere per lei un’ammirazione mai nutrita per nessun’altra donna di lettere.

E’ impossibile delineare in poche righe il pensiero di Madame de Genlis  che, essendosi occupata praticamente di tutto (pedagogia, novellistica, didattica, teatro, memorialistica, religione. ecc,) fu per questo accusata da critici poco benevoli nei suoi confronti di prolissità, di pedanteria, di dispersività e quant’altro. In realtà Madame de Genlis, fu una donna dotata di una grande sete di conoscenza, di un enorme interesse per tutto ciò che la circondava e di una grande capacità di vivere la storia del suo tempo . Grazie all’ottima reputazione ed ai meriti acquisiti nel campo dell’insegnamento, fu la prima donna di Francia ad essere nominata gouverneur ed ispettrice nel primo e nel secondo Regime. La sua principale preoccupazione, come ispettrice, fu quella di estendere l’educazione a tutte le classi sociali ed a tutte le donne che, secondo Madame de Genlis, hanno diritto fin dall’infanzia ad una formazione completa ed armonica non dissimile da quella  degli uomini. Sono state queste idee, insieme alle non poche battaglie letterarie che essa ha condotto in favore dell’emancipazione della donna, a consegnare alla storia Madame de Genlis come una delle pioniere più accese del femminismo moderno.

Sebbene, sposandosi, sia entrata a far parte della classe nobiliare,  Madame de Genlis ha sempre mantenuto la sua innata indipendenza di giudizio che l’ha portata a cogliere acutamente le contraddizioni del suo tempo senza cadere negli eccessi critici degli enciclopedisti che tendevano a fare tabula rasa di tutto quanto era stato fatto fino a quel momento in tutti i campi sia della cultura che dell’organizzazione sociale.

La sua maggiore preoccupazione di scrittrice fu quella di usare la letteratura come strumento di educazione per il miglioramento dell’individuo e, più in generale, della condizione umana; tant’è che di lei è stato detto che era ” qualcosa di più di una donna-scrittrice, era una donna-insegnante” (Saint-Beuve).

La concezione pedagogica di Madame de Genlis, esposta in un’opera (“Adele e Theodore”) che divenne famosa in tutta Europa,  fu molto moderna ed avanzata per l’epoca in cui lei visse; il suo metodo si fonda essenzialmente sulla valorizzazione dell’esperienza dell’alunno e sul suo contatto diretto con le cose. Per quanto fosse una estimatrice delle idee di J.J. Rousseau, che conosceva personalmente, non condivideva diversi aspetti della sua concezione pedagogica come, ad esempio, quella di isolare l’alunno dalla società perché corrotta e causa della corruzione dell’essere umano. Per Madame de Genlis questo isolamento, in cui il filosofo ginevrino preferisce tenere l’alunno, costituisce un grave errore  pedagogico poiché è proprio il contatto con la realtà che fa crescere e maturare l’individuo. Non è la società a far diventare cattivo l’individuo ma sono gli individui non educati a far diventare cattiva la società che in sé non è né buona né cattiva.

L’uomo diventa corrotto e cattivo quando perde i contatti con il trascendente. Nell’opera “Les Diners D’Holbach”, analizzando le origini della Rivoluzione Francese sostiene, in contrasto con Voltaire e d’Alambert, che le filosofie hanno fallito nella misura in cui esse non hanno potuto e saputo cambiare la natura umana. Esse hanno creduto che nel demolire le convenzioni imposte dalla morale sociale si sarebbe migliorata la condizione dell’uomo; esse hanno creduto, inoltre, che la felicità sulla terra fosse possibile semplicemente migliorando la società. Tutto ciò è un errore. Occorre educate l’uomo cristiano, restituirlo a Dio per migliorare, attraverso l’uomo, l’intera società. Non è con le rivoluzioni e con la violenza che si trasforma la società e si migliora il mondo, ma è con le riforme, il dialogo e la diplomazia. La violenza non fa nascere che altra violenza.  Non occorre molto acume per comprendere la profondità e l’attualità di queste idee che il mondo d’oggi è ancora ben lontano dal mettere in pratica.

 

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