La donna capovolta, di Titti Marrone, Iacobelli editore, recensione di Daniela Domenici

Uno dei libri più affascinanti che abbia letto nella mia lunga carriera di bibliofila-recensora, divorato con avidità, assaporato in ogni sua minima parola: semplicemente straordinaria Titti Marrone, giornalista e scrittrice napoletana, a immaginare e a strutturare questa sua storia che ha come protagoniste due donne, Eleonora e Alina, la prima una docente universitaria, la seconda un’ingegnera moldava innamorata di Dante travestita da badante da lei assunta per alleviarla nella cura della madre.

Dalla seconda di copertina “ll confronto tra le due donne… è come una deflagrazione…pensano di essere diversissime e invece sono legate da una reciproca dipendenza che non riescono a tollerare. Entrambe si trovano… a essere tradite, deluse dove meno se l’aspettavano…” e Titti Marrone, con superlativa bravura, fa raccontare a ognuna delle due la propri esperienza in modo spietato, qualche volta ironico, sempre brutalmente vero; insieme a Eleonora conosciamo Erminia e Francesco, i suoi genitori, la figlia Laura, il marito Paolo, il fratello Clemente mentre attraverso il racconto di Alina entrano in scena suo marito Dimitri, suo figlio Misha e la nipote Liuba: tutte queste persone contribuiscono, ognuno/a a suo modo, a trasformare Alina ed Eleonora nella due donne che, nelle ultime pagine, prendono una decisione, che naturalmente non vi svelerò e che conclude, con un finale assolutamente inaspettato, questo splendido libro che, narrativamente parlando, ha una ricchezza e una perfezione stilistica davvero rara.

Vorrei estrapolare innumerevoli paragrafi ma mi limiterò a due, uno per Alina e l’altro per Eleonora, inizio dalla prima “io roccia incrollabile, io donna di ferro, io esule dalla mia patria, prigioniera in una terra ostile…sono una vera esiliata, una cacciata via da Gorbaciov, dalla Storia, dalla cattiva sorte. È una condizione che ti porta non dico a sparire ma a rimpicciolire, a ridurti alle dimensioni essenziali, al tuo essere…esilio, essere, essenza, quante “es” in queste parole…”. E ora quello dedicato a Eleonora che dà anche il titolo al libro “avrei creduto di poter vivere, se non una seconda giovinezza, una maturità appagata di donna sana…ancora vibrante di pulsioni vitali. Invece sono come crocifissa, capovolta, impalata a due assi che tengono in scacco la mia persona, strattonandomi a metà tra una figlia irrisolta e una madre perduta…”: ancora i miei più calorosi complimenti all’autrice.

Annunci