accadde…oggi: nel 1893 nasce Dora Carrington, di Gino Di Grazia

http://www.donneartiste.altervista.org/carrington.html

Dora Carrington (1893-1932), artista inglese riscoperta dal pubblico e dalla critica solo nel 1970, quando la Upper Grosvenor Galleries di Londra le dedicò la sua prima personale…La rigida impostazione vittoriana, borghese e convenzionale, che la madre le impose condizionò fortemente la sua personalità.

Fin da piccola mostrava un’inclinazione allo sdoppiamento, alla creazione di diverse personalità; elemento a cui si aggiunse più tardi la tendenza a raccontare bugie per ritagliarsi spazi di libertà, fino a trasformarla in un’abitudine alla quale non seppe più rinunciare: anche quando non occorreva, Il padre incoraggiò e apprezzò le sue doti artistiche e gli diede modo di coltivarle recandosi a studiare a Londra; qui si circondò di amici che la stimavano per il suo talento, la sua ironia e la sua intelligenza.

Più tardi entrò in contatto con il Bloomsburry Group, un gruppo di intellettuali tra cui Virginia Woolf e il marito, Katherine Mansfield, e Vanessa Bell. Tra questi, importante la figura di Lytton Strachey, uno dei più apprezzati scrittori del primo Novecento. L’incontro con Lytton le stravolse la vita, se ne innamorò perdutamente; per lui abbandonò i vecchi amici, chiuse la sua complessa relazione con Mark Gertler, e gli dedicò totalmente la sua esistenza e la sua arte. Lytton Strachey, omosessuale, fu a sua volta rapito da questa donna; ma pur instaurando una stretta relazione, non si donò completamente a lei. Entrambi ebbero altri amori, eppure il loro legame rimase forte fino alla morte di Strachey, alla quale Dora non seppe sopravvivere; dopo pochi giorni si uccise con un colpo di fucile allo stomaco.

La sua arte fu parte integrante della sua vita, ma la tenne per sé perché non sopportava l’idea di esporre le sue opere e mostrarle a un pubblico che non le avrebbe capite, e magari le avrebbe criticate. Gli stessi Bloomsburry, con i quali non si integrò mai completamente, non riconoscevano alla sua pittura che un ruolo marginale, quasi un hobby, la apprezzavano soprattutto per il suo carattere bizzarro.

Amava dipingere, per lei la pittura era la forma d’arte per eccellenza, considerava il disegno solo una fase intermedia, il compimento dell’opera si aveva solo con il colore. Dipingeva paesaggi, le vedute del giardino in differenti stagioni, con una insistente attenzione al dettaglio, ai particolari. Stendeva il colore in larghe pennellate dai toni caldi. Magistrali anche i ritratti, molti dei quali sono andati perduti, in cui le figure si delineano attraverso il colore o la matita e colgono il temperamento della persona, ritraendola in un suo tipico atteggiamento. Si dedicò anche all’arte del decoro. Per Strachey decorò due case: dalla tappezzeria ai copriletto, a quanto potesse abbellire o personalizzare con le sue mani. Dal 1917 al ’19 si dedicò all’incisione, realizzò stampe, ex-libris e segnalibri. Su sua commissione, illustrò il romanzo Two Stories di Virginia Woolf. Mori’ suicida nel 1932.