caro/a amico/a, ti scrivo, di Loredana De Vita

Dear friend…

Caro amico/a,

ti scrivo per raccontarti della grande confusione che i nostri giorni vivono… che noi viviamo nel nostro tempo. Suppongo tu sappia a che cosa mi sto riferendo, sebbene in modo diverso e in paesi diversi, condividiamo tutti lo stesso malcontento per un presente e un futuro difficili da vivere.

Ciò che è distante è diventato ancora più lontano e ciò che è vicino è diventato invisibile. Quello che io, con preoccupazione, pensavo essere liquido e adattabile a ogni scatola o lattina o vetro è diventato ora più forte e compatto delle più dure rocce. Ciò che credevo tatticamente invisibile e nascosto è diventato ora il volto orrendo del peggio che ogni persona può mostrare di se stessa.

No, non sono pessimista. Sto cercando di fare i conti con una realtà che sta diventando sempre di più un confuso incubo. Confuso perché siamo indotti a credere vero ciò che è falso e falso ciò che è vero.

Vedo persone senza alcuna direzione né idea che governano e decidono i passi di coloro il cui silenzio li ha resi ugualmente complici. Vedo persone che giocano con la vita degli altri allo scopo di ottenere favori o fama e altri che assistono impotenti alla loro stessa distruzione. Vedo persone i cui sentimenti e le emozioni non sono accompagnati da un significato e da un senso, e le cui azioni non sono mai responsabili di ciò che stanno facendo. Vedo persone la cui asprezza è simile solo alla loro stoltezza. Vedo persone che urlano senza ascoltare e corrono senza una meta.

Caro amico/a, ti scrivo per dirti che dissento da questo atteggiamento. Io voglio essere in grado di discernere il senso dal disimpegno, l’apparire dall’essere, l’interesse dal bisogno, l’individualismo dalla collaborazione, il possesso dalla condivisione.

So che abbiamo ancora una possibilità di diventare persone migliori, di aprire gli occhi e consentire alle cose essenziali di prendere vita, di dimenticare il solipsismo e l’egoismo, di lottare per la giustizia e l’uguaglianza, di abbandonare quell’antica e ampia rotta che ci conduce al peggio di noi stessi e cominciare a percorrere un sentiero nuovo lungo il quale la libertà possa essere il dolce respiro della nostra ricerca e la comunità l’aroma dolce dei nostri sogni comuni che costruiscono la nostra nuova casa.

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