Cronache del disamore, di Rosalia Messina, Nulla Die edizioni, recensione di Daniela Domenici

Rosalia Messina, “siciliana in esilio volontario” come si legge in quarta di copertina, autrice di racconti, romanzi e testi teatrali, si mette alla prova anche nella poesia e ci regala questa sua prima silloge dal titolo “Cronache del disamore” che è suddivisa in due parti, la prima, che dà il nome alla raccolta, è composta da diciotto liriche che sono contrassegnate solo da un numero progressivo, la seconda “Salvarsi la vita” ne contiene quattordici e hanno tutte un titolo.

Mi sembrano assolutamente perfetti i versi di Emily Dickinson che ci accolgono in questa silloge “a un cuore in pezzi/nessuno s’avvicini/senza l’alto privilegio/di ver sofferto altrettanto”: concordo pienamente con la grande poeta inglese e con Messina perché, con le sue stesse parole “il disamore, sai/quando arriva…non libera/invade/disorienta…il disamore, come un vento/gonfio di sabbia del deserto/cancella ragioni/torti/aneliti/mancanze…” e quindi bisogna aver sofferto o, almeno, aver provato in qualche modo il disamore per poter osare qualche parola su di esso.

La seconda parte della silloge, quasi ossimorica rispetto alla prima, mostra il desiderio, da parte dell’autrice, di uscire dal disamore, di salvarsi la vita appunto (che è anche il titolo di una delle poesie) e lo fa con queste delicate liriche che denotano il suo anelito alla rinascita anche , per esempi, attraverso le parole “le impasto/ le metto in fila/ le faccio volteggiare/come una giocoliera…” perché “è a volte tremenda fatica/salvarsi la vita/ma lieve talvolta/come fresca brezza marina…ogni ora/ e minuto/vale la vita intera…”

Concludo con due liriche che mi trovano in totale empatia; la prima è “tutto quello che so/è di essere viva/non è molto, però/me lo faccio bastare…”, anche io. La struggente poesia conclusiva è “Le scarpe rosse” da cui traggo i versi iniziali e finali “quando sarò abbigliata/ per l’ultimo saluto…nessuno più potrà/ricordarmi bambina…e non piangete/voi che restate/anche fosse domani/non è andata poi tanto male”, anche per me.