Intervista a Gabriella Vergari, di Daniela Domenici

 

In occasione della replica, dopo dieci anni, dello spettacolo teatrale “Scupa” a Catania ho voluto rivolgere alcune domande a Gabriella Vergari, una delle autrici del testo e non solo. Ecco la prima:

– Gabriella, nel 2009 è andato in scena, al Cortile Platamone a Catania, lo spettacolo “Scupa” diretto da Guglielmo Ferro e scritto a più mani. Da stasera fino al 14 luglio tornerà di nuovo, dopo dieci anni, in scena ad Aci Castello. So che sei una delle coautrici, ci vuoi parlare di questa esperienza?

Con vero piacere.

È nata da una splendida intuizione del poeta Angelo Scandurra e del regista Guglielmo Ferro, autentico figlio d’arte, per rendere l’idea di un teatro “drammatico” a tutto tondo. Nel senso che a nessuno era mai venuto in mente di dar voce a personaggi inanimati, le carte siciliane appunto, che, a ben pensarci, possono parlare della nostra Isola da una prospettiva quanto mai ricca e privilegiata.

Basti solo per questo pensare alle migliaia di mani tra cui le carte sono passate e passano ogni giorno, in mille luoghi diversi e molteplicità di storie e dimensioni, senza però mai perdere il collante comune, che è insieme gioco e disciplina, regole e divertimento. Quando si crede davvero nel teatro, si è anche consapevoli che tutto può farsi, o meglio, è teatro.

Quando sono stata invitata, 2008, alla realizzazione de La donna d’oro ho dunque aderito convero piacere e gusto. Ma mai mi sarei aspettata le vibrazioni che Mariella Lo Giudice, magnificamente vestita da Marella Ferrera e accompagnata dalle inconfondibili note dei Lautari, ha saputo trasmettere al mio pezzo, lì, nel Chiostro grande dei Benedettini, illuminato dalla luce tremolante delle torce a vento.

Un momento incredibile che mi rimane ancora più impresso nella memoria per la commozione con cui l’ho vissuto, abbracciata a mia figlia Simona, con cui ci scambiavamo sguardi di stupore ed emozione.

Questa volta la “mia” donna d’oro sarà invece un’altra grande attrice, Lucia Sardo, che sono certa darà un’interpretazione non meno intensa.

– Non sei solo autrice teatrale, quando hai esordito come scrittrice e con che opere?

Con il romanzo breve, Inganni Cortesi, pubblicato, nel 1990, con Angelo Scandurra per Il Girasole Edizioni. Un esordio fondamentale per la mia vita anche privata, dal momento che ho incontrato mio marito proprio in occasione della prima presentazione all’allora dinamicissima Libreria La Cultura di Carmelo Volpe, un autentico punto di riferimento per l’intelligentja catanese.

Margherita Verdirame ne ha poi curato la messa in scena per una rassegna teatrale riservata alle scuole e parallela alle manifestazioni dell’INDA.

Nel 1992 è uscita la prima raccolta di racconti, Sirene, Chimere ed altri Animali, Solfanelli (Ch), che comprende anche il racconto, Don Luigi, con cui ho vinto la III edizione del “Premio Guareschi”, dedicato al mondo piccolo.

Nel 1994, in collaborazione con il fotografo A.Garozzo, è uscito Ereia, VII volume della collana Continente Sicilia della Domenico Sanfilippo Editore, dedicato appunto al territorio degli Erei, dunque all’ennese.

Nel 2003 è uscita una seconda raccolta di racconti, L’isola degli elefanti nani, AG edizioni.

Nel 2012 è stato pubblicato Species. Bestiario del terzo millennio, Boemi editore, con la prefazione di Francesco Gallo e le illustrazioni di A. Viola.

Nel 2018 hanno visto la luce Capriccio Siciliano, Carthago editore e, a quattro mani con il pittore F. Blandino, Volteggi. Orizzonti di immagini e parole, Youcanprint

 

– sei docente di latino e greco in un liceo catanese e so che hai scritto e pubblicato anche un testo universitario, quale?

La scrittura tecnico- scientifica si è sempre per me intrecciata a quella più libera e creativa. Ho dunque realizzato un certo numero di articoli e contributi sul mondo antico, che resta una delle mie passioni dominanti. Nel 2010, il prof. G. Salanitro, professore di Letteratura Latina nel nostro Ateneo, mi ha invitato a realizzare, per i tipi della Bonanno editore, una letteratura latina che potesse rappresentare un pioneristico ponte tra il rigore della ricerca scientifica e la seria divulgazione scolastica, Imago maiorum, di cui sono co-autrice insieme a lui, A. Pavano e A.M. Tedeschi.

– so che hai collaborato per qualche tempo al quotidiano La Sicilia, ce ne parli?

In realtà dal 1992 al 1995 ho solo collaborato con il magazine Vivere che, grazie all’entusiasmo e alla passione di Giuseppe Lazzaro Danzuso, è progressivamente cresciuto in quegli anni ed era mensilmente distribuito con il quotidiano La Sicilia.

È stato per me un momento di grazia e di grande confronto con la scrittura stessa da cui ho appreso tanto, anche nella prospettiva della conoscenza della mia terra e delle mie radici.

La maggior parte dei pezzi contenuti in Capriccio Siciliano proviene da lì ma anche da molti contributi che ho nel tempo realizzato pure per altri fogli e altre testate, una dichiarazione d’amore che non si è mai conclusa, com’è giusto che avvenga per tutti gli amori degni di questo nome.

Dal 2013 collaboro con Margutte-non rivista on-line che si occupa di arte, letteratura, musica e memoria e che mi ha offerto l’opportunità di conoscere e collaborare con persone straordinarie, prima tra tutti la poetessa Gabriella Mongardi, di cui sono divenuta amica.

– ho avuto modo di leggere, apprezzare e recensire “Lettere a Maria Occhipinti” di cui sei una delle coautrici, dicci qualcosa…

È stato l’esito di un concorso, promosso dall’infaticabile promotrice culturale Fulvia Toscano e rivolto alle scuole, per incentivare la scrittura epistolare e soprattutto diffondere la figura di donne coraggiose e di valore, come appunto Maria Occhipinti.

Alle lettere di dieci studenti, scelti tra più di un centinaio, abbiamo risposto in dieci scrittrici, come se fossimo Maria Occhipinti stessa. Un progetto notevole, in cui mi sento doppiamente coinvolta e come scrittrice e come insegnante, dato che nell’antologia compare anche il testo di una mia alunna, Alessandra Nobile, che si sta mostrando particolarmente promettente nel campo della scrittura creativa

– per non farti mancare proprio nulla fai parte anche della giuria di un premio letterario, quale?

Sì, si tratta del Premio Efesto, promosso dal magistrato e amico Santino Mirabella insieme alla sua Associazione Culturale, Efesto appunto. Faccio parte della sezione intitolata a Mariella Lo Giudice e dedicata a testi teatrali inediti. Ci siamo riuniti proprio ieri per ricevere i lavori dei nuovi partecipanti.

La scrittura teatrale è quasi un ossimoro ma resta oggi una delle più importanti e vitali.

Dai tempi della sua nascita in Grecia, il teatro non può venir scisso dall’impatto lato sensu politico, nel senso più nobile di dibattito per la comunità e dunque ne abbiamo estremo bisogno.

 

Speriamo bene…