accadde…oggi: nel 1894 nasce Gilda Cian, di Clara Allasia

http://dbe.editricebibliografica.it/cgi-bin/dbe/Scheda?589

https://ilcalendariodelledonne.wordpress.com/le-donne-nate-a-torino-women-born-in-turin/

Gilda Cian nacque a Torino il 17 agosto 1894 primogenita di Vittorio, professore di Letteratura italiana nell’ateneo torinese, e Gilda Sappa, vedova dell’industriale Luigi Flandinet. Bambina precoce e assai vivace, mostrò presto propensione letteraria, che tuttavia non coltivò con studi regolari. Molto giovane conobbe l’economista Attilio Garino Canina, allievo di Luigi Einaudi, che sposò l’8 aprile 1915 e da cui ebbe due figli, Francesco e Vittorio. Per il resto la sua vita fu, come lei stessa la definì, «semplice», passando da «un’infanzia molto serena» a «una giovinezza fra le più raccolte».

Gilda esordì con Il Giardino (1926), un volume di liriche presentato da Ada Negri che riconobbe sempre a Gentucca, lo pseudonimo dantesco con cui firmò tutte le sue opere, la capacità di essere, contemporaneamente, «donna» e «madre». La conoscenza e l’amicizia fra le due, come quella con Giovanni Alfredo Cesareo, mentore e correttore delle sue poesie, erano state propiziate dal padre Vittorio. Sempre nel 1926 Gilda partecipò a un concorso indetto dall’Accademia Mondadori per giovani poeti e la vittoria le diede il diritto di figurare nel volume Poeti Novecento. Nel 1929 pubblicò un secondo volume di liriche, Contemplazioni, e, due anni dopo, L’anima e le cose.

Nel 1933 uscì per la casa editrice torinese Montes Sinfonie di luce e nel 1935, per la milanese La Prora, La voce di Millie. Contemporaneamente stava lavorando a La fontana incantata, una raccolta di prose liriche apparsa nel 1934. Sei anni più tardi uscì Il volto che riaffiora, romanzo ricco di suggestioni fogazzariane, che rappresenta forse una delle sue prove più originali. Gentucca, che si rivela nella produzione in versi estranea alle inquietudini del suo tempo, d’altronde i suoi referenti e i suoi critici sono coetanei o poco più giovani del padre, nella prosa sembra muoversi con qualche originalità in più.

Forse è l’esaurirsi nella produzione lirica dei motivi legati alla maternità a orientarla, fra gli anni ’40 e ’50, alla letteratura per l’infanzia, approdo facilitato, ancora una volta, dagli stretti rapporti del padre con l’editore torinese Paravia. Il gradevole Canti piccini per i piccini# con illustrazioni e copertina di Bruno Santi è l’unico a essere pubblicato da Montes nel 1932, mentre tutti gli altri scritti appartengono al catalogo Paravia. Nel 1944 esce Il misterioso fiore nella collana I romanzi del virgulto. Nel 1948 (collana «Gaia Fonte») pubblica I giorni e i sogni di Ninuccia, con illustrazioni di Ninni Tomasini e due anni più tardi Una fiaba d’inverno e una fiaba di primavera, con illustrazioni di Fanny Giuntoli. Segue una trasposizione del mito indiano dell’eroe Rama, realizzata nel 1949 per la collana Miti, storie e leggende.

Seppur meno influenzata da revisioni esterne, anche come autrice per l’infanzia Gentucca non appare in sintonia con la generazione a cui si rivolge e riflette la sua esperienza personale, sostanzialmente estranea alla tragedia delle guerre mondiali e al trauma del crollo del fascismo, che pure aveva abbracciato con convinzione. Buoni sentimenti e un soffuso misticismo accompagnano le sue creature, bambini privilegiati e irrequieti, ma solo quanto la società e la buona educazione permettono. La C. morì a Torino il 20 novembre 1968

Annunci