accadde…oggi: nel 1899 nasce Louise Nevelson

http://news-art.it/news/louise-nevelson.htm

Leah Berliawsky nasce il 23 settembre del 1899 in Ucraina, a Pereyaslav, cittadina a sud-est di Kiev. Nel 1905, si trasferisce in America con la sua famiglia e il suo nome viene cambiato in Louise. A soli diciassette anni si sposa con Charles Nevelson, perché il matrimonio le garantisce la cittadinanza americana, la stabilità economica e perché il fidanzato non si oppone al suo progetto di divenire un’artista. Nel 1920 i coniugi Nevelson si trasferiscono a New York.
Nel 1935 insegna pittura murale e inizia a esporre in piccole gallerie del Greenwich Village. Allo stesso anno risale la prima importante prova pubblica nell’esibizione annuale della Society of Indipendent Artists, organizzata dal Rockfeller Center. La critica inizia ad accorgersi della sua presenza. Louise non aderisce a nessun gruppo artistico ed è sempre concentrata su se stessa. La necessità di una vita libera da legami, alcune avventure sentimentali e gli incoraggiamenti di maestri e amici a dedicarsi interamente all’arte, la distaccano dal marito, da cui divorzierà nel 1941.

Ad agosto del 1941 la Nevelson si reca nella prestigiosa galleria di Karl Nierendorf per chiedere una personale, che il gallerista organizzerà, con un impatto favorevole sulla critica. Nel 1942 inaugura una seconda personale presso la stessa galleria Nierendorf: le sue opere sono ora il risultato di assemblaggi che anticipano il lavoro degli anni seguenti e sempre più spesso compare il nero come unico colore dominante. Nel gennaio del 1943 partecipa alla mostra Thirty-One-Woman presso Art of This Century, la galleria di Peggy Guggenheim.
Negli anni ’50, è accettata come membro della Federation of Modern Painters and Sculptors. Giungono i primi riconoscimenti pubblici e nel 1952 è accolta alla National Association of Women Artists.  Nel 1959 il Museum of Modern Art di New York acquista una sua opera ed altre entrano nelle collezioni del Whitney Museum e del Brooklyn Museum di New York, dell’Alabama’s Birmingham Museum, del Museum of Fine Arts di Huston e del Fansworth Museum di Rockland.
Negli anni ’60 Louise Nevelson meraviglia il mondo dell’arte con grandi sculture monocrome bianche, nere e oro, esponendole nella personale Royal Tide alla Martha Jackson Gallery e alla Biennale di Venezia del 1962. In seguito la sua arte approda da Cordier a Parigi, alla Kunsthalle di Baden-Baden in Germania e al Whitney Museum. Si interessa a inedite esperienze professionali e i suoi lavori raggiungono dimensioni sempre maggiori, in sintonia con le grandi opere dell’Espressionismo Astratto. In questi anni è più che mai attiva: amplia il suo studio e la presenza di assistenti le permette di lavorare molte ore al giorno e di riprendere l’attività grafica, rispondendo alle richieste di un mercato ormai internazionale. Numerose sue personali sono ospitate in musei pubblici e gallerie private.
In Italia – dopo aver esposto nel 1970 alla galleria Iolas-Galatea di Roma – inaugura nel 1973 una mostra di ottanta lavori eseguiti tra il 1955 e il 1972 presso lo Studio Marconi di Milano, con cui inizia un felice e duraturo rapporto; nel 1976 partecipa nuovamente alla Biennale di Venezia. Negli ultimi anni della sua vita – ancora prolifica e attiva – le diagnosticano un cancro polmonare. Nel febbraio 1988 smette di parlare e il 17 aprile muore nella sua casa newyorkese.