l’amico pentito, di Tiziana Mignosa

A che serve interpretare
scene colossali
con fulmini
saette e forte vento
quando a un certo punto del cammino
i conti
e nemmeno i maggiordomi tornano?
…
Quando le vibrazioni
grazie a credenze
pensieri e azioni
si modificano
anche attori e paesaggi
senza fatica alcuna
all’improvviso cambiano
…
E così come quando in casa
il divano vecchio il posto cede
a quello nuovo che sta per arrivare
certe persone
e senza che nemmeno tu lo voglia
a un certo punto del percorso
ti girano le spalle e s’allontanano
…
Che colpa ne ho io
se nei miei occhi a specchio
mostri e cattiveria pura scorgi
e non t’accorgi
che tutta quell’ira e malcontento
è un fuoco devastante sì
ma viene solo dal tuo interno?
…
Come chiunque altro
anch’io infatti
sono responsabile di ciò che dico
faccio e penso
e non di certo di tutto quel caotico marasma
che dici in giro
perché è ciò che credi di vedere
…
tiziana mignosa
gennaio duemilaventi
Note: questa è una poesia dedicata a un “amico pentito” il quale, prima che gli andasse in fumo il cervello con mostri immaginari, si lamentava di non essere in nessuna delle mie poesie. Con questa l’ho accontentato; adesso finalmente in questa è il protagonista!