l’amico pentito, di Tiziana Mignosa

A che serve interpretare

scene colossali

con fulmini

saette e forte vento

quando a un certo punto del cammino

i conti

e nemmeno i maggiordomi tornano?

Quando le vibrazioni

grazie a credenze

pensieri e azioni

si modificano

anche attori e paesaggi

senza fatica alcuna

all’improvviso cambiano

E così come quando in casa

il divano vecchio il posto cede

a quello nuovo che sta per arrivare

certe persone

e senza che nemmeno tu lo voglia

a un certo punto del percorso

ti girano le spalle e s’allontanano

Che colpa ne ho io

se nei miei occhi a specchio

mostri e cattiveria pura scorgi

e non t’accorgi

che tutta quell’ira e malcontento

è un fuoco devastante sì

ma viene solo dal tuo interno?

Come chiunque altro

anch’io infatti

sono responsabile di ciò che dico

faccio e penso

e non di certo di tutto quel caotico marasma

che dici in giro

perché è ciò che credi di vedere

tiziana mignosa

gennaio duemilaventi

 

Note: questa è una poesia dedicata a un “amico pentito” il quale, prima che gli andasse in fumo il cervello con mostri immaginari, si lamentava di non essere in nessuna delle mie poesie. Con questa l’ho accontentato; adesso finalmente in questa è il protagonista!