leggere onestamente, di Loredana De Vita

Reading Honestly

Non sempre quello che si pensa di volere è quello di cui si ha bisogno davvero. Prendiamo le letture, per esempio. Pensiamo che rilassarsi leggendo significhi solo prendersi gioco del tempo e scegliere ciò che ci fa ridere o ciò che è alla moda, o ciò che, pur deludendoci, non possiamo trascurare perché promosso dal tale o tal altro VIP.

Eppure, nulla di quello che si legge spesso ci arricchisce davvero. Arricchire non perché ci insegni qualcosa soltanto, ma perché ci mostri come conoscere noi stessi e incontrarci nelle parole e nelle storie degli altri. Tutto, allora, si complica. Il desiderio di non soffrire si trasforma nel bisogno di non sapere, dimenticando che meno conosciamo meno siamo pronti a comprendere e scegliere.

Leggere, invece, distrae non perché debba fare solo ridere, anche, ma perché ci allontana dallo stereotipo di noi stessi e ci spinge a conoscere quella parte nascosta e ignota della vita che possiamo, volendo, scegliere di amare e condividere.

Per prima cosa, dietro un libro deve esserci onestà. Onestà dell’autore, dell’editore, del lettore stesso. Onestà di chi sa che, scrivendo, non deve ingannare il lettore; onestà di chi, pubblicando, ha una responsabilità verso il lettore e verso lo scrittore; onestà di chi, leggendo, accetta di confrontarsi con una realtà che è anche la sua sebbene non sia esattamente la propria.

È vero che un libro è un “prodotto” che ha bisogno del mercato per la sua diffusione, ma è anche un “prodotto” che si origina in un pensiero e che segue una traccia che comincia in punto esatto, ma il cui orizzonte non può essere limitato dalla sola vendita.

Quante sono le cose che compriamo e accantoniamo? Quanti sono i libri che compriamo e poi leggiamo davvero? Quanti di questi libri ci restano davvero nel cuore? Quanti di essi, invece, sono solo la moda del momento? Quanti di essi ci interrogano mentre si raccontano? Quanti di essi alimentano il nostro desiderio di essere liberi invece di renderci assuefatti alla standardizzazione del pensiero?

Ecco, comprendere questo e saper discernere significa essere scrittori, editori e lettori onesti.