accadde…oggi: nel 2015 muore Giusi Verbaro, di Angela Francesca Gerace

Verbaro, Giusi

Nasce da Adriana Marani, maestra, e Domenico Cipollina, cancelliere capo al Tribunale prima di Catanzaro e poi, da metà degli anni Cinquanta, quando la famiglia si trasferisce per favorire gli studi delle figlie, di Firenze.
Giusi Verbaro consegue la maturità classica e, dopo il trasferimento a Firenze, conclude gli studi scientifici laureandosi in Biologia nel 1961 e iniziando la carriera di docente di Scienze Matematiche nelle scuole medie superiori, attività che prosegue a Catanzaro, dove torna a vivere dopo il matrimonio con l’avvocato Giuseppe Verbaro e dove nascono i suoi tre figli: Caterina (1962), Demetrio (1965) e Viviana (1970). Giusi assume il cognome del marito.
L’eclettismo culturale di Giusi Verbaro, che nasce anche dalla ricerca di una sintesi armonica tra la positività della scienza e l’equilibrio metrico-ritmico della poesia, si sostanzia nella sua produzione letteraria, che spazia dalla lirica alla narrativa alla saggistica, e nell’attività di promozione culturale e poetica. Sin dalla fine degli anni Sessanta si dedica alla scrittura in prosa e in versi: nascono i primi racconti (ancora inediti) e le liriche, alcune delle quali confluiranno nella raccolta d’esordio, Voglio essere voce, edita a Firenze nel 1970. Il decennio che intercorre tra la prima e la seconda raccolta poetica separa il primo periodo compositivo, in parte contraddistinto da un linguaggio ermetico, dalla più matura fase creativa, principiata dal volume Traiettorie e traslazioni (1979) e segnata da una ricerca linguistica costante, che si muoverà sui binari paralleli della memoria e dell’erranza costituenti lo sfondo metaforico della riappropriazione dell’identità dell’io lirico.
Tra gli anni Settanta e Ottanta Verbaro scrive per vari volumi antologici (tra cui Care donne, 1979) ed è parte integrante del dibattito critico sul rinnovamento poetico interpretato nelle raccolte A valenze variabili (1981), Mediazioni e ipotesi per maschere (1985) e Utopia della pazienza (1986), declinando nel discorso letterario caratteri tematico-formali che diventano emblemi della sua produzione: l’ispirazione al verso informale, al recupero della carica analogica della parola, alle esperienze del post-ermetismo e della psicoanalisi.
Nel 1982 la poetessa pubblica la raccolta Un dio per la domenica, di ambientazione calabrese e toni sociali, e cura l’opera Poeti della Calabria che rientra nelle antologie regionali edite da Forum-Quinta Generazione e volte a far conoscere la lirica italiana della stagione post-neoavanguardista.
Nel 1984 vede la luce Le alchimie dello stregone, raccolta di scritti saggistici sulla poesia che testimonia la notevole perizia interpretativa nell’indagine critico-letteraria. Al 1988 risale il volume Itaca Itaca, che antologizza, in forma revisionata e sotto l’egida del tema del viaggio, le liriche di A valenze variabili Mediazioni e ipotesi per maschere, proponendo altresì una selezione di contributi critici essenziali.
Con gli anni novanta inizia un nuovo ciclo d’indagine: il discorso lirico si apre alla tematica amorosa, connessa alla ricerca di senso poetico e variamente declinata come forza eroica propria della figura archetipica (L’eroe, 1989), come culmine espressivo della dislocazione dell’io (Per amore, per follia, 1991), come epopea simbolica e tragitto avventuroso (Le lune e la Regina, 1993). La plaquette Otto tempi d’amore, composta nel 1990 e tradotta in francese due anni più tardi (Touches d’automne), si può ascrivere a tale fase poetica.
Gli anni Novanta vedono l’approdo a una concettualizzazione del fare lirico: l’incessante indagine linguistica fa emergere le radici mitico-memoriali degli scenari poetici prediletti, per cui il senso della parola diviene il mito dell’inquieto e ciclico viaggiare del poeta. Il «romanzo in versi» Nel nome della madre (1997) tematizza l’unione temporale di passato e presente attraverso il simbolo del cerchio, mediatore di una catarsi filtrata dal recupero memoriale di una dimensione ‘altra’, ma non perduta. Nel volume Isola (2000) si avverte un’incidenza preponderante di sensazioni oniriche.
Suggestioni marine forgiano il volume illustrato Fondali (2001), dove le interpretazioni pittoriche di Dario Sforza conferiscono un cromatismo performativo ai versi scelti di Giusi Verbaro.
Il motivo della circolarità temporale, connesso al valore creativo della parola poetica e al senso profetico dell’attesa, permea anche il volume Luce di Hakepa (2001) e il processo di ricognizione e riappropriazione dei ricordi prosegue nei versi di Solstizio d’estate (2008).
La riflessione critica sul tema amoroso continua ad attraversare la produzione poetica della Verbaro nell’antologia L’amorosa avventura. Antologia della poesia d’amore italiana contemporanea (da lei curata nel 2000) e nel volume con audiobook L’amore impossibile (2006).
La produzione del nuovo millennio annovera le sillogi La casa sulla scogliera. Poesie 1997-2010 al cui centro è l’immaginario del paesaggio marino calabrese, e Il vento arriva da uno spazio bianco (2013), in cui l’impronta del recupero memoriale si fa più riconoscibile, poiché impressa nello ‘spazio bianco’ dell’azione poetica che custodisce i ricordi dell’io lirico.
La variegata produzione di cartelle d’arte (Appunti d’autunnoNostosFondaliAngeli) testimonia la collaborazione tra la Verbaro e vari artisti del tempo.
Giusi Verbaro ha affiancato alla scrittura l’attività costante di operatrice culturale, fondando e dirigendo Premi letterari (il Premio Nicolina Cortese Siciliano, Città di Catanzaro, 1986-1997; il Premio Sant’Andrea sullo Jonio, 1999-2008; il Premio Cariati, 1989-1991), conducendo attività seminariali di approfondimento (rivolti a docenti e studenti) sulla poesia contemporanea, organizzando convegni e promuovendo eventi presso varie istituzioni culturali in Calabria e a Firenze.
Le liriche di Giusi Verbaro sono state tradotte ed edite in Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Germania e Argentina e il valore poetico della sua opera letteraria è stato riconosciuto in ambito critico da voci autorevoli (tra cui Caproni e Luzi) e premiato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri (nel 1985 per la poesia e nel 2002 per la saggistica). In una carriera più che trentennale Giusi Verbaro ha vinto anche i premi Regium Julii nel 1972, Nicolardi nel 1974, Nuovo Molise nel 1979, Bari Palese nel 1985 e nel 1991, Ceppo Proposte nel 1986, De Libero nel 1989, Casentino nel 1989, La Pira nel 1989, Città di Quarrato nel 1989, Lerici-Pea nel 1990, Alfonso Gatto nel 1991, Milazzo nel 1992, Circe-Sabaudia nel 1998, S. Nicola Arcella nel 1989 e nel 2000, Anassilaos nel 2001, Camaiore nel 2008. Si ricordano, altresì, i premi Selezione Viareggio nel 1981, 1983, 1985, 1986, 1991, 1993.
L’interesse per la sua opera ha condotto alla realizzazione dei due videodocumentari Per la poesia di Giusi Verbaro: una mai ricomposta meraviglia (regia di Gabriella Maleti) e Giusi Verbaro: l’erranza le rotte (regia di Salvatore Corea).
A Giusi Verbaro, mancata a Soverato all’età di 77 anni, è stata intitolata la Sala di Consultazione della Biblioteca Comunale di Catanzaro «Filippo De Nobili»
Il Fondo delle carte della poetessa è raccolto presso l’Archivio di Stato di Firenz. Nel 2019 è uscito il libro postumo Le tracce nel labirinto. Leggere e far leggere la poesia contemporanea