accadde…oggi: nel 1910 nasce Laura Di Falco, di Salvatore Ferlita

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AVVICINARSI alla letteratura siciliana del Novecento è come scoprire un’ ala inesplorata, ma da sempre esistita, di un edificio immenso. La prima cosa che colpisce è la rigorosa coerenza con quella che potremmo definire la topografia già nota: ne viene fuori una specie di calcolato diramarsi di echi e di associazioni che sempre sorprende e affascina.
Ecco cosa si prova leggendo “Scrittrici siciliane del Novecento” (Flaccovio, 238 pagine, 15 euro) di Donatella La Monaca: un volume che allinea, ai saggi dedicati a sette autrici isolane, quattro delle quali ancora oggi attive, una scelta antologica delle loro opere.

Le pagine della studiosa palermitana, che da tempo oramai si dedica all’ approfondimento della scrittura al femminile, fanno da viatico alla lettura dei testi: aspetto, quest’ ultimo, fondamentale, nel caso di scrittrici come Teresa Carpinteri, Laura Di Falco, Livia De Stefani, i cui romanzi e racconti da tempo nessun editore ripropone.

Va detto che in questa operazione editoriale c’ è un aspetto che potrebbe pericolosamente far gola alle femministe: ossia che il tanto decantato Novecento siciliano, coi suoi numi tutelari tutti rigorosamente al maschile, ha anche un’ anima muliebre. E questo libro della La Monaca, in tal senso, si configura come una sorta di “redde rationem”. Perché, se è vero che si sa quasi tutto di scrittrici come Dacia Maraini, Silvana Grasso, Silvana La Spina e Maria Rosa Cutrufelli, che oramai stanno a cavallo di due secoli, poco o nulla si sapeva di tre grandi autrici, due delle quali oltretutto sorelle. Stiamo parlando di Teresa Carpinteri e Laura Di Falco, essendo infatti il cognome della seconda uno pseudonimo.

Nate entrambe a Canicattini Bagni, in provincia di Siracusa, Teresa e Laura daranno prova del loro talento e della loro tempra trasferendosi nella capitale, dopo avere studiato la prima Lettere a Catania, la seconda Filosofia a Pisa. Dopo le prime prove, “La signora di Belfronte” (Carucci, Roma 1959) e “Le stelle dell’ Orsa” (Sciascia, 1962), Teresa Carpinteri mostra di avere raggiunta una piena maturità compositiva coi romanzi “La Dionea” (Flaccovio, 1971) e “L’ Eringio” (Flaccovio, 1978). Laura, dal canto suo, esordisce sulla rivista “Il Mondo” di Pannunzio con due racconti. Ecco come la stessa autrice raccontò il suo ingresso nel mondo letterario a Laura Rizzo nel 1992 (“Laura Di Falco”, Prova d’ Autore 1992): «Ma fu il mio secondo racconto intitolato “Fra giugno e luglio”, che mi diede lustro e la definitiva accoglienza nel prestigioso settimanale fino al giorno della sua estinzione. Apparso dunque tale racconto, fui accolta nella sede del Mondo da Vitaliano Brancati, Sandro De Feo ed Ennio Flaiano, seduti tutti e tre su un lungo tavolino, con lodi inaspettate e giudizi quantomai favorevoli che ascoltavo ancora incredula e commossa».

Con il suo primo romanzo, “Paura del giorno”, pubblicato nel 1954 e tradotto in francese nel 1962, riscuote il parere favorevole di un recensore d’ eccezione, come evidenza la La Monaca: Eugenio Montale, per il quale «si rivela in quest’ opera prima un talento narrativo più che notevole». Seguiranno poi, per i tipi di Rizzoli, “Le tre mogli” (1967), che ebbe addirittura tre edizioni e fu tradotto in spagnolo nel ’68 e “Miracolo d’ estate”, edito nel 1971, con due edizioni: storia, questa, d’ una donna ossessionata dal fatto di non aver potuto mettere al mondo una figlia. A leggerne il manoscritto, per la casa editrice milanese, sarà Giorgio Caproni, la cui scheda, contenuta nel volume “Giudizi del lettore” (il melangolo) si chiude con questo parere: «L’ invenzione non è certo nuova nonostante la lustra del fin troppo facile aggiornamento freudiano e anche sociologico, ma in complesso, grazie al buon mestiere dell’ autrice, e nell’ ambito di quella che una volta veniva chiamata la letteratura amena, ne risulta un romanzo di scorrevolissima lettura»..

Dopo “Miracolo d’ estate” vedranno la luce, ancora da Rizzoli, “L’ inferriata” (1978), e poi “Piazza delle quattro vie”, edito da Mondadori e “La spiaggia di sabbia nera”, pubblicato da Raffaele Crovi per i tipi di Camunia nel 1991. Qualche anno fa, l’ editore Salvatore Granata ha sottratto all’ oblio questa prolifica autrice, dando alle stampe “Figli e fiori” (Lussografica 2000) e i “Racconti”, l’ anno successivo.

Laura Di Falco sarà a Roma un’ assidua frequentatrice della cosiddetta Terza saletta del Caffè Aragno, accanto ad altri siracusani illustri: Corrado Sofia, Alfredo Mezio, Elio Vittorini. E sempre nella capitale muoverà i suoi primi passi di scrittrice Livia De Stefani, nata a Palermo nel 1913 da un’ antica famiglia di proprietari terrieri, e trasferitasi a Roma dopo il matrimonio, avvenuto a 17 anni. Il suo sarà un esordio fulminante, col romanzo “La vigna di uve nere”, pubblicato nel 1953 da Mondadori e successivamente riproposto da Rizzoli. Romanzo che raccoglierà in Italia, e più tardi all’ estero, vasto e unanime consenso di critica (tra gli stimatori, troveremo ancora Eugenio Montale, colpito dalla felice commistione di realismo e di atmosfera di favola che vi si respira) e di pubblico (verrà tradotto in Germania, Francia, Argentina, Spagna, Portogallo, Olanda, Inghilterra e Stati Uniti).

Notevoli si riveleranno anche i racconti della De Stefani, sia quelli allineati nella raccolta “Gli affatturati” che quelli inseriti nel volume “Viaggio di una sconosciuta”, editi nel 1963, ossia in pieno clima neoavanguardistico. Completano il quadro delineato da Donatella La Monaca quattro scrittrici contemporanee (Dacia Maraini, Maria Rosa Cutrufelli, Silvana Grasso e Silvana La Spina), delle quali vengono messe di volta in volta in evidenza le ragioni della poetica, le peculiarità della pronuncia stilistica, i rapporti con la imperiosa tradizione letteraria isolana, gli scarti di originalità e sperimentalismo e le tecniche di montaggio.