accadde…oggi: nel 2020 muore Juliette Greco.

https://www.repubblica.it/spettacoli/musica/2020/09/23/news/e_morta_juliette_gre_co-268306954/

È morta l’attrice e cantante francese Juliette Gréco. Nata a Montpellier il 27 febbraio del 1927, aveva 93 anni. Icona della canzone francese, celebre anche per il suo ruolo d’attrice in Belfagor – il fantasma del Louvre sceneggiato televisivo. L’annuncio è stato dato dalla famiglia: “Juliette Gréco si è spenta questo mercoledì 23 septembre 2020 circondata dai suoi familiari nella sua casa tanta amata di Ramatuelle. La sua fu una vita fuori dal comune”.

“Passione, battaglie, amore e risate intense” erano le parole che usava per riassumere la sua vita, una vita straordinaria sulle scene e fuori. Nella sua lunga carriera, iniziata a metà degli anni Quaranta nei caffé bohemienne di Saint-Germain-des-Prés a Parigi, è stata la musa ispiratrice di tantissimi artisti da Miles Davis a Jean Paul Sartres, da Jacques Prévert a Serge Gainsbourg, da Boris Vian a Raymond Queneau che così scrive “Gréco, rosa nera dei cortili. Dalla scuola dei bambini imprudenti”. Settant’anni di musica, figura emblematica dell’esistenzialismo, una giovinezza marcata dall’impegno politico fin da quando giovanissima venne arrestata e picchiata dalla Gestapo nella Francia occupata dai nazisti, mentre insieme alla sorella Charlotte cercavano la madre deportata. Aveva solo 15 anni, per dieci giorni sarà tenuta prigioniera dai nazisti prima di essere liberata per via che era poco più di una bambina. Il padre, di origine corsa, si era separato dalla mamma quando Juliette era piccola, e la madre, che lei aveva ritrovata, poi si era trasferita in Indocina quando non aveva neppure vent’anni.

A Parigi la irrequieta e vitale Juliette frequenta poeti, pittori, musicisti, a quell’epoca Jean-Paul Sartre le affida una sorta di canto che ha scritto per la sua commedia A porte chiuse e le chiede di andare dal compositore Joseph Kosma perché lui riscriva la musicache non ha trovato successo. Così nacque il suo primo successo: Juliette interpreta la canzone Rue des Blancs-Manteaux, opera nata dalla penna del cantore dell’esistenzialismo e di un compositore esperto nell’arte di mettere in musica la poesia.

Nel 1947 in uno degli stabilimenti di rue Dauphine, Le Tabou, Juliette scopre per caso, grazie al cappotto appoggiato su una ringhiera e caduto da una scala, un’ampia cantina a volta inutilizzata che il proprietario chiama “il tunnel”. Juliette e le sue amiche lo trasformano nel posto perfetto per fare musica e ballare mentre discutono di filosofia. Ci vuole solo una settimana perché i curiosi vengano in gran numero ad osservare questa nuova umanità chiamata esistenzialisti.

Nel ’49, a 22 anni, Juliette Gréco canta in un ristorante-cabaret alla moda: Le boeuf sur le toit nel quartiere degli artisti e dei poeti. La notano in molti per la sua voce così particolare ma anche per la sua figura esile, il piglio passionale, diventa in breve tempo un’icona imitata e ammirata dalle altre ragazze. A Saint- Germain ha una stanza all’hotel La Louisiana, è stato Sartre a permetterle di ottenere l’unica camera con l’acqua calda, la numero 10, al 76 risiede un trombettista che si farà strada, è Miles Davis. È il 1949: Gréco e Miles Davis si ameranno per qualche settimana, poi lui tornerà a New York senza neanche salutare.

Femminista antelitteram, archetipo della donna moderna di sé diceva: “Ero molto più avanti dei miei tempi, ero anche oggetto di scandalo assoluto, non cerco mai questo genere di cose, sono così, non posso farci niente”. Dopo Miles arriva il primo marito, l’attore Philippe Lemaire, padre dell’unica figlia, nata nel ‘54 (e morta nel 2016 per un tumore); vivrà poi una passione con il fondatore della 20th Century Fox, il magnate Darryl Zanuck, 25 anni più vecchio di lei. Le aprirà le porte di Hollywood. A Hollywood gira, tra gli altri, Le radici del cielo di John Huston, Il dramma nello specchio di Richard Fleischer. Ma il successo sarà televisivo, nel ‘65, nella serie Belfagor ovvero il fantasma del Louvre nel quale è la sensuale e ambigua Luciana Borel, che si scoprirà essere il fantasma, una storia a cui rimase sempre legata tanto da tornare in un cameo nel film del 2001 di Jean-Paul Salomé. Il secondo marito è Michel Piccoli, che lei lascia per noia. Il terzo marito, con il quale è rimasta fino alla fine e più di trent’anni, è Gérard Jouannest, compositore e pianista di Jacques Brel e Barbara, uomo elegante e non mondano. Insieme si erano ritirati in una bella casa a Ramatuelle, nel sud della Francia dove è morta oggi.