accadde…oggi: nel 2016 muore Liliana Fantoni, di Luca Boschi

Venerdì scorso, 2 dicembre, la “storica” disegnatrice Liliana Fantoni si è spenta alla veneranda età di 96 anni. Era forse una delle prime e più longeve fumettiste italiane, che aveva iniziato la sua attività anche prima delle sempre citate Lina Buffolente, Grazia Nidasio e (meno citata, se non dal sottoscritto) Cesarima Amoretti Putato

I lettori più giovani probabilmente non conosceranno il suo nome, perché l’attività di Liliana nasce all’epoca dei giornalini settimanali di grande formato, quelli degli editori Nerbini o Mondadori, diffusi soprattutto prima della Seconda guerra mondiale. Con la sua scomparsa si chiude anche definitivamente la storia artistica di una famiglia particolare (come ci scrive la nostra amica, illustratrice, Graziella Miligi, che ci ha comunicato la triste notizia) cresciuta tra chine, matite e pennelli.

Figlia del capostipite di quella che nell’ambiente era nota come la “Bottega Fantoni”, Guido Fantoni, e sorella dell’instancabile Mario Fantoni, che abbiamo fatto in tempo a conoscere e a citare anche in questo nostro blog, Liliana ha cominciato a lavorare nel gruppo di famiglia dalla gavetta, occupandosi in un primo tempo delle campiture a china, poi dei fondini delle vignette, quindi della gestione complessiva di vignette e poi di tavole, pur sempre insieme al padre e al fratello, specializzandosi soprattutto nel disegno a matita dei volti, in particolare di quelli femminili.

Si trattava, almeno fino anche quando Guido era rimasto in vita e in attività, di un vero studio all’americana, con la gestione del lavoro a sei mani. Ma la maggioranza del lavoro era soprattutto svolta da lei e da Mario, mentre Guido si occupava soprattutto di amministrazione, agenzia, anche pubbliche relazioni.

Tra il 1953 e il 1957, insieme a Mario, Liliana collabora con il settimanale tascabile Capitan Walter, edito dalla AVE, la stessa etichetta del Vittorioso. Su testi di Mario Basari e di Renata Gelardini De Barba, Liliana e Mario conducevano proprio le avventure del protagonista della testata antologica, Capitan Walter.
Un lavoro intenso e incessante, condotto con ritmi serrati senza tener conto di orari, affinché le consegne avvenissero con puntualità, con le scadenze “assassine” che richiedevano il varo di un nuovo episodio ogni settimana. Poi, per suo conto, per un lungo periodo, Mario forniva contemporaneamente alla AVE anche un secondo episodio di taglio umoristico, questa volta completamente scritto e disegnato da lui solo.

Accanto ad altri cinque titoli disegnati dal padre Guido, Liliana, ancora nel 1953, illustra l’albo Gianforte: una fiaba popolare italiana trascritta da Giuseppe Madonia, pubblicato nella Collana del trifoglio della Casa editrice Audace, di proprietà della famiglia Bonelli.

Sempre negli anni Cinquanta, insieme a Mario, Liliana disegna altri fumetti per i due tascabili Chicchirichì e Cri-Cri delle Edizioni Dardo di Gino Casarotti. In particolare, si tratta delle avventure a fumetti di taglio comico di personaggi come Torello Seduto il piccolo indiano, Capitan Pappafico, Tony e Salacca, Bertoldino e Lord Semolino. Probabilmente, all’occorrenza, dà una mano anche per le serie di Robin Perry e di Scaramuccia, ideate dal fratello e scritte, non a caso, con dialoghi pregni di umorismo toscano (con quel lessico).