la lingua siciliana tra passato e futuro, di Caterina Cicardello

quadro di Terenzio Furnari

Il dialetto è l’espressione dell’anima di un popolo.

I diversi popoli che negli ultimi 2500 anni si sono susseguiti alla dominazione della Sicilia, hanno lasciato un’impronta indelebile nella lingua e nella cultura siciliana. La parlata siciliana non può essere considerata come dialetto, ma come lingua a pieno titolo, essa è rimasta intatta durante i secoli e gode della propria grammatica e del proprio Vocabolario. La lingua siciliana è la lingua degli aborigeni siciliani, quella dei Siculi provenienti dal Lazio e i Sicani provenienti dalla penisola Iberica e dall’Africa.

Dall’ottavo secolo avanti Cristo con le onde di invasori: Greci, Fenici, Cartaginesi Germanici Svevi, Bizantini, Normanni, Angioini, spagnoli

Aragonesi, Austriaci, Borboni, Francesi e persino Inglesi…la lingua siciliana si è sviluppata arrivando ad essere quella che si parla e si scrive ancora oggi. Ma già da secoli in Sicilia era diffuso il greco, per arrivare, dopo, al latino che incise sulla variante dialettale.

Intorno all’anno mille la lingua siciliana è scritta negli atti notarili e nei documenti ufficiali. Già Federico II di Svevia elesse il dialetto siciliano a lingua nazionale e la letteratura e la poetica erano scritte in lingua siciliana. Così questa lingua cominciò ad imporsi con la sua grammatica, la sintassi e la ricchezza dei suoi vocaboli potente nelle espressioni. Nel 1250 con la morte di Federico II, l’eredità della Scuola Siciliana venne raccolta dal nord Italia, particolarmente in Toscana, dove si formò la corrente dei poeti siculo-toscani, originando il “dolce stil nuovo” e la lingua italiana. Lo stesso Francesco Petrarca e Dante Alighieri spiegarono il grandissimo influsso della lingua siciliana che confermò la lingua italiana e ci ha resi fruitori di un ricco vocabolario e facilita ancor oggi i nostri rapporti umani.

Ancora oggi usiamo correntemente delle parole in latino, greco, tedesco, spagnolo, francese, arabo, catalano.

Qualche esempio:

ITALIANO                                 SICILIANO                       LATINO

poco fa                                       antura                               ante horam

l’anno scorso                             oggiellannu                       hodreest nnus

fico                                           bifara                                 bifer

sporco                                       grasciu                               crassus

ventaglio per le mosche             muscaloru                         muscarium

ammonticchiare                       arrunchiari                         arrucchiari

premura                                    prescia                                pressia

interiora                                  stigghiola                              extiliola

mestolo                                   cuppinu                                cuppa

ITALIANO                              SICILIANO                      GRECO

Ciliegia                                   cirasa                               kerosos

Lombrico                                 casentaru                       ges enteron

Scivoloso                               allippatu                           lipos

Scherzare                             babbiari                            babau

Pane                                     cuddura                             kollira

Arraffone                              scarafuni                            skaripao

ITALIANO                        SICILIANO                   TEDESCO

Puzza                                 tanfu                               tampf

Muoversi con affanno        arrancari                         rank

Pane                                 vastedda                         wastel

Risparmiare                       sparagnari                       sparen

Pezzetto                           scagghia                           skalia

ITALIANO                       SICILIANO                        FRANCESE

Nascondere                   ammucciari                           mucer

Sarto                             custureri                              custurier

Luglio                           giugnettu                             jugnet

Furto                             scippu                                 chiper

Russari                         runfari                                 ronfler

Lavorare                     travagghiari                         travalier

Armadio                     ammuaru                             amuar

ITALIANO                  SICILIANO                        SPAGNOLO

Cadere                         abbuccari                             abocar

Cortile                          curtigghiu                             cortijo

Lamento                        lastima                                 lastima

Pentola                        pignata                                 pinàda

Lupara                         scupetta                               escopeta

Fidanzata                       zita                                      cita

Sbagliare                     sgarrari                                 esgarrar

ITALIANO                   SICILIANO                        ARABO

Soffitta                           dammusu                           dammus

Cafiso                            cafisu                                 qafiz

Semi di sesamo              giciulena                             giulgilan

Litigare                          sciarriari                           sciarr

Cesta                              coffa                                  guffe

Lumaca                          babaluci                             babaluci

Cuscus                          cuscus                               kouskous                    

QUINDI CHI PARLA SICILIANO PARLA OTTO LINGUE. Si può quindi sostenere che, grazie al passaggio dei tanti popoli sul suolo siciliano, si sia sviluppata una lingua cosmopolita.

                                 ALCUNI DETTI E PROVERBI IN LINGUA SICILIANA

Moviti ferma!

(non precipitarti, muoviti se è il caso)

‘Cu di sceccu ni fa mulu u primu cauciu e ddò sò

(chi di un asino ne fa un mulo,il primo calcio è suo.Ergo:se vuoi elevare a signore uno zotico quello sempre ottuso rimarrà ti saprà ricambiare con un calcio nel deretano).

Hai vogghia ca t’allisci e fai cannola, lu santu è di mammuru e non sura

(hai voglia che fai moine e fai cannoli, il santo è di marmo e non suda. Ergo:non servono carezze e moine con chi non vuole assolutamente favorirti)

Vesti un zuccuni ca pari ‘ndutturi

(vesti un villano che sembrerà un dottore. Ergo:l’abito può fare il monaco)

‘Cu nesci arrinesci

(chi esce riesce. Ergo: chi esce dal suo ambiente può arricchire la sua vita)

A morti è capricciusa, lassa a vecchia e pigghia a carusa

(la morte è capricciosa, lascia la vecchia e prende la ragazza).

‘Ddo’ mortu e ddo’ vivu si nni parra sulu tri ghiorni

(del morto e del vivo se ne parla solo tre giorni. Ergo:il dolore svanisce ai tre giorni)

Cu avi pietà dda carni di l’autri, a so si la mangiunu li cani

(chi ha pietà della carne degli altri la sua se la mangiano i cani. Ergo: la generosità non è mai ricambiata).

U signuri manna u pani a ccu non avi i denti

(il signore manda il pane a chi non ha denti.Ergo: il bello, il buono a chi non sa apprezzarlo e lo spreca )

U parrinu senza stola non cunfessa, e senza soldi non si canta missa

(il prete senza la stola non confessa e senza soldi non fa messa cantata. Ergo:tutto ha un prezzo)

U fuiri è virgogna ma sarvamentu di vita

( fuggire è vergogna ma salva la vita. Ergo: Non si fugge alle responsabilità, ma a volte ti salva la vita).

Tannu si vidi u cori di l’amicu…in malatia e in povertà

( E’ allora che si vede il cuore dell’amico…quando c’è la malattia e la povertà)

Cu parenti e cu vicini nun accattari e nun vinniri

(con parenti e con vicini non comprare e non vendere)

A squagghiata da nivi si vidunu i purtusa

(quando si scioglierà la neve si vedranno i buchi. Ergo: quando finirà l’abbondanza, si potranno vedere i le mancanze e i vuoti).

Cchiu scuri di mezzanotte non po fari

( più buio di mezzanotte non può fare. Ergo:Un incitamento all’ottimismo, dopo il buio della notte arriva sempre il giorno!)

A lingua non avi ossu ma rumpi l’ossa

(la lingua non ha ossa ma può rompere le ossa. Ergo:parlar male fa tanto male)

In paradisu non si ci va cu la carrozza

In paradiso non si va con la carrozza. Ergo:La morte è uguale per tutti)

Ama l’omu toc o viziu so

(ama il tuo uomo con il vizio suo.Ergo: quando si ama si accettano anche i difetti)

U signuri non è mastru ca paga ‘o sabbutu

(il Signore non è maestro che paga al sabato. Ergo:se fai male non aspettarti subito il il castigo…ma stà certo che arriva quando non te l’aspetti)

U pisci feti dda testa

(il pesce puzza dalla testa. Ergo:se non funziona il capo che deve dirigerti, non funzionerà nulla)

Cu nasci tunnu non po moriri quatratu

(chi nasce tondo non può morire quadrato)

Cu prima non pensa all’ultimu suspira

(chi prima non pensa all’ultimo sospira. Ergo:bisogna pensare bene prima di agire)

Un patri e una matri campunu centu figghi, centu figghi non campunu ne un patri ne una matri

(un padre e una madre possono accudire cento figli, cento figli non accudisco none un padre ne una madre)

Figghi nichi peni nichi figghi ranni peni ranni

(figli piccoli pene piccole, figli grandi pene grandi)

A megghiu parola è chidda ca non si dici

(la parola migliore è quella che non si dice)

Porci e figghioli comu l’insigni li trovi

(maiali e figli come li educhi li troverai)