Libere – donne contro la mafia, spettacolo teatrale, intervista alle quattro attrici di Daniela Domenici

 

 

Mi occupo di teatro da più di dieci anni per passione, come recensora prima in Sicilia, nelle province di Siracusa e Catania, poi a Firenze e infine a Genova.

E mi occupo di donne che trovano ampio spazio nel mio sito nato nell’agosto del 2011 e nei miei libri, sei saggi, a loro dedicati.

E come potevo non essere affascinata da “Libere – donne contro la mafia”, uno spettacolo teatrale che è fatto da donne e che parla di donne…

Una messinscena al femminile, un sogno realizzato”: inizio la mia intervista dalle ultime parole che scorrono nel promo con qualche domanda alle quattro interpreti dello spettacolo scritto e diretto da Cinzia Caminiti Nicotra, un’attrice poliedrica e un’amica che ho avuto il piacere di applaudire e recensire più di una volta nei miei “anni siciliani”.

  • Cinzia, parlaci di questo sogno realizzato e poi diamo voce alle tue colleghe
  • Il primo “sogno realizzato” quello di cui accenniamo nel promo riguarda Sabrina e il suo desiderio di formare una compagine tutta al femminile. Me ne parlò lo scorso settembre alla fine del nostro spettacolo “U vaccinu”. Mi è sembrata sin da subito una proposta interessante e fattibile. Io credo nella forza delle donne e nelle loro unioni. Insieme le donne possono essere straordinarie. Così abbiamo cominciato la nostra avventura realizzando uno spettacolo sulle tradizioni natalizie. Sabrina Tellico, Barbara Cracchiolo e io, tre affabulatrici in una casa si raccontavano “i miracoli do Bamminu”,  delicatissime novelline popolari tratte dai Vangeli apocrifi e mentre pregavano, cantavano, allestivano il Presepio, conzavano la cona,  prendevano la novena, svolgevano le piccole cose di ogni giorno. Un’atmosfera magica, antica, intima, uno spettacolo sulle tradizioni in dialetto arcaico, già piazzato in vari teatri a Catania, bloccato improvvisamente dal COVID e dalla richiusura di tutti i Teatri. Ma le donne quando sono determinate niente le ferma e così di questo bel lavoro ne abbiamo fatto un film e lo abbiamo conservato. Il prossimo Natale è già pronto. Naturalmente ne abbiamo subito pensato e iniziato un altro “Libere – donne contro la mafia”. Mentre il resto del mondo si piangeva addosso noi per non morire d’inedia continuavamo imperterrite a lavorare: ho cominciato subito la ricerca delle storie buone per scrivere il testo, ho pensato al reperimento di alcuni dati e degli oggetti da usare in scena e poi le musiche scelte con minuziosa attenzione, sono dopo il testo la struttura portante. Si inseguono, tacciono, tornano, si insinuano, danno ritmo, pause, poesia… e poi con i necessari accorgimenti per le prove in presenza: tamponi, mascherine, distanziamento, permessi per muoversi… ma  una volta cominciato si è andate dritte come un treno e ce l’abbiamo fatta! Siamo riuscite a montare questo nostro piccolo gioiellino. Oggi siamo quattro in scena, a noi tre si è aggiunta Simona, giovane attrice e aggraziata danzatrice, e poi una fonica, una costumista…  ma contiamo di essere ancora tante. Io oltre a credere nelle donne credo fortemente nel valore dell’inclusione.  Ora lascio la parola a Sabrina, lei potrà parlare meglio di questo desiderio andato in porto: la compagnia Libere.
  • Sabrina: sono Sabrina Tellico, una delle quattro attrici in scena, oltre a dare il mio contributo allo spettacolo come interprete mi sono occupata di organizzare questo gruppo teatrale. Tutto è nato da una serie di seminari che Julia Varley, attrice storica dell’Odin Teatret, ha tenuto in streaming, durante la prima quarantena, insieme al suo regista e fondatore del gruppo Eugenio Barba. Julia Varley ha raccontato, tra le sue varie esperienze, di quando era riuscita ad organizzare una serie di laboratori con l’intenzione di mettere su un gruppo teatrale composto da sole donne. Mi ha molto colpito perché negli ultimi anni ho spesso manifestato al regista col quale collaboro abitualmente il desiderio di fare uno spettacolo teatrale composto da sole attrici. Quando ho parlato con Cinzia Caminiti di questo mio desiderio, riacceso dai racconti di Julia Varley, ho incontrato subito la sua approvazione ed il suo appoggio e abbiamo pensato insieme di creare questo gruppo formato interamente da donne: dalle attrici, all’aiuto regia, alla regia, alla consolle fonica e luci, alla sartoria. Se devo spiegare da cosa nasce questa mia esigenza direi che da sempre ho trovato e trovo nella donna attrice una forza espressiva, una serietà, un impegno, un impulso interiore totalmente diversi dagli attori uomini, più intense, più rassicuranti, più incisive, più vicine alla mia idea dello stare in scena. Abbiamo deciso di chiamarci Libere, inoltre, per rimarcare proprio la forza delle donne che possono organizzarsi, possono lavorare, possono andare dritte per la loro strada senza la spinta di nessun altra cosa diversa dalla loro volontà. Questo spettacolo nasce da un’idea di Cinzia Caminiti, certo l’argomento non è nuovo, è già stato trattato più volte, ma ciò che lo rende speciale, secondo me, è il messaggio che vuole veicolare e cioè che, nonostante tutto il male, nonostante l’orrore e la cattiveria, ciò che deve muovere l’essere umano ed il mondo intero è la speranza che tutto possa cambiare e la consapevolezza che uniti e compatti il cambiamento avverrà inesorabilmente a dispetto di tutto. C’è infatti una marcata vena poetica nella messa in scena di Libere – donne contro la mafia ed un ottimismo che fa da sottofondo all’intero lavoro. La mia personale speranza è che questo progetto, nel suo piccolo, possa contribuire a risvegliare le coscienze e a tenere accesa l’attenzione su questo argomento, per questo contiamo di portarlo soprattutto nelle scuole ed in tutti quei luoghi in cui si potrà contribuire a lottare contro la mafia.
  • Barbara: “un sogno realizzato” proprio così…non si poteva definire diversamente questa nostra meravigliosa esperienza…. Ma facciamo un passo indietro… Io sono Barbara Cracchiolo…un’altra “Libera”…un’altra “donna contro la mafia” e questo sogno di un lavoro teatrale prima, e di una compagnia teatrale dopo, interamente al femminile parte da più lontano… Cinque anni fa conosco, per la prima volta, Sabrina Tellico, (il “Deus ex machina”di questo progetto realizzato…di questo sogno) ed è subito afflato mistico direi…ci conosciamo, ci piaciamo, ci ri-conosciamo, nasce un feeling artistico, una comunione di intenti, sentiamo di parlare la stessa lingua, nasce una grande amicizia soprattutto… Finita quell’esperienza sentiamo entrambe l’esigenza di continuare a calpestare insieme lo stesso palcoscenico e così, l’anno dopo, decidiamo di proporre, per la rassegna estiva al Giardino Pippo Fava, uno spettacolo interamente al femminile…  La forza di quello spettacolo: la nostra sinergia, la nostra empatia, credo il sogno sia partito da lì… Almeno per me! Ma poi c’è un altro sogno realizzato. Provavamo “La Festa Principali”, spettacolo natalizio di cui vi ha già ampiamente parlato Cinzia, e tra una prova e l’altra, nei pochi momenti di pausa, cominciamo a parlare di come continuare questa esperienza esaltante esclusivamente al femminile e di cosa fare dopo lo spettacolo natalizio; Cinzia accenna ad uno spettacolo sulle donne di mafia ed io mi accendo come una miccia davanti al fuoco… Esplodo di gioia, mi commuovo! avevo SEMPRE voluto fare uno spettacolo sulle donne di mafia, conservavo già nel mio cassetto alcuni monologhi sull’argomento, avevo già da tanti anni cominciato da sola, nel mese di maggio, a girare le scuole con il monologo di Rosaria Schifani, la vedova dell’agente di scorta di Falcone, Vito Schifani …le avevo dato voce e volto tante volte (tra l’altro dicono in tanti che le somiglio…che la ricordo…) quel personaggio lo sentivo mio! insieme a Rosaria Schifani, tante volte, avevo provato a provare lo stesso dolore, la stessa rabbia, la stessa capacità di saper perdonare… Propongo delle musiche che potessero essere l’abito ideale e comincio ad immergermi nell’idea di questo spettacolo, e grazie alla penna feconda di Cinzia vengono fuori queste dieci storie bellissime, questi dieci personaggi carichi di dolore, queste dieci donne che hanno voluto e saputo lottare fino a rendersi libere…la nostra compagnia, dunque, non poteva non chiamarsi LIBERE.
  • Simona Gualtieri: Quando dalla mia collega e amica Barbara mi è stato proposto di far parte di questo progetto o, per meglio dire, di questo sogno tutto al femminile non ho potuto che rispondere di sì. Sono arrivata all’improvviso ma Cinzia, Sabrina e Barbara mi hanno subito fatto sentire una del gruppo spiegandomi la loro idea. Le donne hanno un forte potere interiore, godono di una innata delicatezza nel sapere trattare argomenti taglienti e delicati come quello della mafia ed è bene che la loro delicatezza emerga con forza e sicurezza. Sono onorata di far parte di questo sogno e non posso che ringraziare le mie colleghe e amiche per avermi accolta e per essersi fidate di me.
  • Cinzia, quattro donne di diverse età che si ritrovano a parlare di altre donne: qual è il sogno realizzato? Raccontacene la storia.
  • Cinzia: Si procede nella vita rincorrendo sogni e realizzando desideri, solo così si può continuare un percorso che sempre facile non è. Da quando scrivo per teatro in un angolo remoto del mio cuore un piccolo pensiero: raccontare di donne e di mafia. Ho sempre pensato a quest’ultima come appannaggio del maschio. La donna in questo argomento ha sempre avuto un ruolo secondario, marginale, mai da protagonista: nei giornali, nei  libri, al cinema, al teatro e pure nella realtà. Sono gli uomini a morire, a cadere, a farne parte, a combatterla… gli uomini ne possono parlare. Le donne continuano a stare lontane da argomenti come questi e non sempre per loro volontà. Io dico invece che il prezzo più alto nei fatti di mafia lo hanno sempre pagato le donne. Il loro dolore è estremo ed eterno. C’è qualcuno che può contraddirmi? Madri, come Madonne addolorate, orfane come esili giunchi, mogli come candele al vento, tutte comunque annichilite dalla solitudine e dallo strazio, da un “fine pena mai”…Ecco, il dolore, mi ha spinto verso questo tema. Il dolore e la sua rappresentazione. La sua dignità, la sua energia, la sua, se vogliamo, bellezza. Un tema potente e forte che messo in mano ad un’altra donna assume, di questo ne sono immodestamente certa, poesia, leggerezza, solidarietà e commozione. Racconti di vite semplici che improvvisamente e loro malgrado diventano straordinarie. Donne che dopo un dolore infinito decidono di combattere la mafia diventando ognuna di loro un simbolo. L’attivismo le salva, le libera.  Combattono una guerra e vincono. Libere – donne contro la mafia, se per descriverlo vogliamo usare le parole, è questo ma se ci vogliamo basare sulle sensazioni che suscita, bisogna ricorrere all’emotività. Qui anche i silenzi parlano, le pause, le musiche, le controscene… Questo è un lavoro teatrale difficile da spiegare, va soltanto visto e “sentito”. A parte ciò, però,  non vuole fare complicate analisi sociali, non vuole essere uno studio politico sulle ragioni del fenomeno, non vuole sottolinearne i connubi poco chiari e torbidi tra stato-mafia-politica…Tutto ciò viene già eseguito magistralmente  e in modo egregio da esperti, studiosi, sociologi, politici, scrittori, magistrati che si adoperano ogni giorno per combatterla. Il nostro lavoro  vuole soltanto, partendo dalla cronaca, raccontare fatti e arrivare, così, semplicemente, al cuore e alla pancia di tutti: colti, meno colti, adulti, ragazzi… La mafia va combattuta dal basso, facendola conoscere nella sua crudezza e ferocia, instillando idee sane, promettendo e promuovendo legalità. Il teatro usato come “mezzo” utile può dare all’antimafia una grossa mano. noi ci crediamo e ci vogliamo tentare perciò quello che mi preme chiarire davvero è che Libere non è solo uno spettacolo ma è impegno sociale e civile, è anch’esso attivismo e lotta alla mafia.  Quattro donne attrici raccontano  altre dieci donne vittime  del cancro maledetto che è la mafia. Sono donne dal coraggio immenso, determinate nella loro lotta, sono donne che della loro esperienza estrema ne hanno fatto una bandiera. Dare voce e corpo a queste donne è stato emozionante, intenso e necessario. Mai più ce le toglieremo dal cuore. Sono Francesca Serio e Felicia Impastato, Silvana Musanti in Basile e Rosaria Schifani, Concetta Gravina Campagna, Piera Aiello e Rita Atria, Daniela Ficarra (Di Matteo) e Katya Russo, e sono anche (è lunghissimo, infinito l’elenco) tutte le madri, le sorelle, le mogli, le figlie, le fidanzate dei morti innocenti ammazzati. Raccontarle serve. Bisogna avere fiducia.
  • Simona: Credo che ognuna di noi abbia una responsabilità infinita nel farsi portavoce di donne che hanno portato in grembo un dolore così grande. Responsabili di dar loro parola, responsabili nel farle conoscere. È stato un lavoro di immedesimazione, comprensione, rispetto, fiducia in queste figure e nel loro dolore. Per me che sono così giovane, perché ho solo 22 anni, è stato un doppio percorso perché ho dovuto cercare dentro di me questa sofferenza e farla venire fuori e mi sento profondamente coinvolta in tutto il lavoro. Spero che la mia figura possa essere d’esempio per molti giovani che vivono nella paura e nell’indifferenza.
  • Cinzia, l’aiuto regista e la fonica è Nicoletta Nicotra, tua figlia: quando e come è iniziata la vostra collaborazione e come funziona?
  • Cinzia: Mi chiedi quando è cominciata la collaborazione con Nicoletta, mia figlia. Ti rispondo: da sempre. Da prima che nascesse: col pancione ho registrato in studio un cd di ninne nanna popolari e ti puoi rendere conto di quanto mi sia servito averla dentro di me per eseguire quei canti… Poi è stato un naturale susseguirsi di eventi. Durante le prove col gruppo Schizzid’arte lei, piccolissima, finiva inesorabilmente con l’addormentarsi nelle custodie degli strumenti… e poi dai quattro anni in poi, vedendo il suo interesse per le cose che facevo in teatro, la portavo con me, si sedeva accanto ai registi e guardava e ascoltava e incamerava tutto. Interi testi a memoria. E l’appellativo di “copione vivente”. Senza mai annoiarsi ha imparato la pazienza e l’abnegazione necessarie a fare questo mestiere. In questo lavoro specifico ci ha dato una grande mano nel montaggio, essendo io in scena lei spesso è stata i miei occhi e le mie orecchie ma soprattutto è stato decisivo il suo apporto come tecnica del suono visto che le musiche in Libere sono parte integrante del lavoro e di tutta la messa in scena. Nicoletta in questo è insostituibile. E’ il quinto elemento di questa bellissima e impegnatissima compagnia. Come funziona tra noi? Lei è severissima e intransigente molto più di me, ci fa filare dritto. Lo possono confermare le mie colleghe. Questa sua serietà nel lavoro, ti devo dire, mi inorgoglisce e mi rassicura. Ha un buon approccio con questo mestiere. Se dovesse continuare a volerlo fare è già sulla buona strada.
  • Barbara: Il sodalizio Cinzia-Nicoletta, questo sodalizio madre-figlia, è qualcosa di grande, di prezioso, è qualcosa di speciale e riesce a suscitare in me tanta invidia, essendo anch’io madre e non riuscendo a coinvolgere mia figlia nel mio lavoro, cosa che mi riempirebbe enormemente di gioia…ma ha solo undici anni la mia piccola…chissà che col tempo… Durante lo spettacolo “Il Processo” di Kafka, in cui per la prima volta ho avuto modo di andare in scena insieme a Cinzia, ho avuto la fortuna di conoscere Nicoletta e da subito mi ha spiazzata! Non si perdeva una prova, pur non avendo alcun ruolo nello spettacolo, era attenta e partecipe più di certi attori stessi impegnati nello spettacolo, a pochi giorni dall’inizio delle prove conosceva il difficile copione interamente a memoria, offrendosi di suggerire durante le prove e di aiutarci come meglio poteva… Nicoletta è un dono prezioso per la nostra compagnia ed in particolare per questo nostro spettacolo! Credo che nessun altro potrebbe stare al mix luci-audio con la stessa bravura e precisione sua…nonostante la sua giovane età è una macchina da guerra, non lascia nulla al caso e nulla sfugge ai suoi occhi critici che tanto ci hanno aiutato nelle correzioni di questo spettacolo!!!
  • Sabrina: Nicoletta è veramente preziosa per tutte noi, lei riesce ad imparare tutte le battute del copione a memoria e interviene a ogni nostra piccola defaillance, ci dà suggerimenti preziosi su come usare la voce, sulle nostre posizioni nello spazio scenico, sui toni. Durante La Festa Principali è stata letteralmente il nostro coach musicale assistendoci con pazienza e con grande maestria nelle armonizzazioni dei canti popolari. Inoltre avere lei alla consolle è una garanzia, soprattutto in questo spettacolo in cui ci vuole grande prontezza e attenzione; infatti nonostante la sua giovane età prende questo lavoro con l’impegno e con la serietà necessari.
  • Simona: Nicoletta è una giovane che, come me, mette impegno e serietà in ogni   momento del lavoro. Averla insieme a noi è stato provvidenziale perché la sua lucidità e  immediatezza è davvero insostituibile. Le musiche sono parte attiva e integrante dello spettacolo e se non ci fosse stata lei sicuramente il lavoro non sarebbe stato lo stesso. Grazie a Nicoletta perché è l’ennesimo esempio di una giovane che può e sa lavorare bene.
  • Cinzia, le azioni mimiche sono di Barbara Cracchiolo e di Simona Gualtieri, l’organizzazione è di Sabrina Tellico, parlaci un po’ delle tue colleghe e poi di nuovo lascia loro la parola per farsi conoscere meglio
  • Cinzia: “ogni incontro è un dono” nella vita e ancor di più in teatro. Sabrina è una macchina da guerra sempre in moto, instancabile; la nostra è un’unione artistica  ormai consolidata da tanto tempo e da tanti bellissimi lavori. Lavorare con lei è una vera gioia. Sempre disponibile, generosa, anti diva per eccellenza. Una vera professionista.  Non ho mai trovato in tutta la mia carriera una compagna così.  Per l’idea che io ho del lavoro in teatro lei è la compagna più “giusta”. Sono stata fortunata ad averla incontrata. In Libere oltre ad essere la grande interprete che è assume l’ingrato compito di organizzatrice. In questo lavoro non sono finiti gli incontri belli e felici: Barbara e Simona sono anch’esse delle straordinarie protagoniste di notevole bravura. Perfette nei ruoli che ricoprono in Libere. Provenienti dal mondo della danza (tra le tante altre cose) hanno dato davvero un grande aiuto: il loro apporto nelle controscene e in tutte le azioni mimiche che arricchiscono l’allestimento è stato spesso decisivo. Una volta stabilite le linee guida e la chiave di lettura sono subentrate loro con le loro competenze in qualità di coreografa (Barbara) e di danzatrice (Simona). Adesso lascio a loro la parola che tecnicamente hanno più esperienza di me per spiegare il lavoro svolto
  • Barbara: L’aver partecipato alla realizzazione di questo spettacolo contribuendo, insieme a Simona, all’ideazione dei movimenti scenici mi rende felice, mi fa ancor più sentire MIO questo spettacolo!!! A dire il vero da subito, sin da quel primo scambio di idee avvenuto tra una prova e l’altra di La Festa Principali” io, senza nemmeno volerlo, ho cominciato ad avere delle immagini forti…chiare…vedevo questo spettacolo “in movimento”, non riuscivo proprio a concepirlo soltanto come uno spettacolo di parola, lo sentivo dentro di me che doveva essere uno spettacolo di teatro-danza! Tra l’altro Cinzia, dopo le prime, lecite, perplessità, ha accolto subito la mia idea di creare un fil rouge dello spettacolo attraverso le musiche, molto teatrali, che sono diventate poi parte integrante dello spettacolo, alcune le conoscevo bene… altre le ho sentite  dentro, le ho percepite  struggenti,  cariche di dolore, ma anche di speranze, le sentivo femminili…e subito, da coreografa, non ho potuto fare a meno di immaginare delle coreografie…ma la regia viene prima di tutto ed il coreografo deve, necessariamente e giustamente, realizzare non la propria idea ma tradurre in movimento l’idea del regista, e questo è quello che ho cercato di fare insieme a Simona… Ho asciugato, cambiato, riveduto le mie idee in funzione del tutto, in funzione dell’idea registica di Cinzia… E così sono venute fuori delle azioni mimiche che sono, a mio avviso, indispensabili in questa nostra messa in scena, sono stati coronamento al già prezioso e pregevole lavoro di Cinzia ed hanno aggiunto poeticità al tutto.
  • Simona: ho iniziato da piccolissima proprio con la danza che è stato il mio “primo amore” poi col tempo ho potuto conoscere il mondo del musical e da lì è iniziato il mio amore per il teatro. Credo fortemente nell’arte a 360 gradi. L’arte come fusione di emozioni. L’arte che si fa viva attraverso la danza, il canto, il teatro, la pittura. “Libere” è un progetto nel quale anche le musiche, i canti, i movimenti e il ritmo hanno un peso notevole. Le azioni mimiche sono tutto ciò che rimane velato nelle parole. Le musiche hanno ispirato me e Barbara a fare di queste dei movimenti, delle parole non dette, dei sentimenti che tutte noi proviamo quando siamo in scena. Credo che possano definirsi delle ciliegine sulla torta, quell’elemento che riesce a dare un quid plus a tutta la messa in scena. Sono davvero pochi gli spettacoli in cui viene curato questo aspetto riguardante i movimenti e sapere che Libere è uno di questi spettacoli che tiene conto anche di questo è un onore e un motivo in più per vederlo.
  • Cinzia, siete vestite di nero, il colore del lutto e avete tutte e quattro una valigia che simboleggia cosa esattamente?
  • Cinzia: Per la realizzazione dei costumi si è aggiunta a noi con slancio e competenza Ina Costa, la sesta donna. Il costume in teatro è la pelle del personaggio, lo presenta e ne fa comprendere l’anima, la personalità, lo connota in un tempo e in uno spazio precisi. Le nostre donne indossano un costume base “astratto”, non realistico, che le rende uguali l’una all’altra. Rigorosamente nero. Il nero è il colore del lutto ma è anche il colore non colore e come tale è simbolo dell’assenza di luce, dell’oscuro e di quello che non conosciamo, la morte appunto, e la morte in questo caso diventa condizione. Attaccata alla pelle, alle ossa per sempre.  Certi dolori così immensi e totali una volta provati, l’ho già detto, non te li scrolli mai di dosso, te li porti dietro… ecco cosa c’è dentro le valige: la nostra pena, insieme a tutti gli altri elementi che servono a farci diventare il personaggio che raccontiamo… Non ti posso rivelare altro!  A dirla così sembrerebbe uno spettacolo truce, pesante, e invece è uno spettacolo poetico, con tanti colori, con qualche momento di commozione e con un finale di speranza e di gioia. Magico: Entra tutto in un valigione. Uno spettacolo intero, dieci vite, dieci racconti, dieci storie dentro una valigia. La cosa di cui vado più fiera.
  • Sabrina: La scelta di Cinzia di vestirci di nero non è affatto scontata, come si potrebbe pensare considerato l’argomento, ma è frutto di una precisa scelta in quanto a questo lutto, simboleggiato dai nostri abiti neri, si contrappongono i colori che più volte durante il montaggio sbucano fuori ed esplodono esprimendo vita e speranza e gioia.
  • Barbara: Per quanto riguarda i costumi dico che non avrei mai potuto immaginare altro colore per quelle dieci donne…l’unica cosa indispensabile, in partenza, è che fossero tutte uguali, dieci donne come fosse una sola! che poi il colore fosse il nero è venuto da sé…il nero simboleggia il loro dolore, il nero fa da eco al colore che si portano dentro, ed ancor più è quello che più di tutti riesce a fare da contrappunto ai tanti colori che questo spettacolo ha…. E poi quella valigia…in quella valigia c’è tutto ciò che ci permette di trasformarci nel personaggio da interpretare, una volta aperta, e una volta indossato ciò che serve, quella valigia, rigorosamente ed accuratamente chiusa, contiene tutto il dolore di quella donna, ma anche tutte le sue speranze e tutta la sua lotta per essere “libera”…. E ancora quella valigia è stata fortemente voluta da Cinzia perché con “uno spettacolo in valigia” possiamo andare dovunque… E visto che abbiamo cominciato con un sogno, da grande sognatrice quale sono, voglio finire con un sogno: vorrei con quella valigia in mano girare l’Italia in lungo e in largo a portare ovunque il messaggio di queste donne…per me personalmente questo non è uno spettacolo, o non solo uno spettacolo…questo è il mio impegno da donna, il mio impegno da madre, il mio impegno da donna inserita in una società, questa è la mia, la nostra, personale lotta contro la mafia!!!
  • Simona: Il nero non è solo il colore del lutto ma è anche un colore definibile come neutro. Un abito semplice che si arricchisce poi di tutte le emozioni provate e di tutti i colori che noi doneremo al pubblico. Colori che simboleggiano la speranza di farcela e di vincere la mafia. Un abito nero e una valigia che contiene la vita stessa di quella donna, il suo dolore, le sue emozioni, i suoi oggetti più cari e tante altre cose che vedrete durante lo spettacolo. Valige che simboleggiano un viaggio di queste donne, un viaggio per far sì che queste donne possano essere conosciute.
  • Dove verrà messo in scena? Quante repliche avete in programma di fare?
  • Sabrina: lo spettacolo debutterà nel giardino di Fabbricateatro ma contiamo di farlo girare tanto e a lungo e non solo a Catania. Ci piacerebbe che questo spettacolo viaggiasse per tutta l’Italia, pertanto manderemo proposte sperando che vengano accolte. D’altronde Libere –donne contro la mafia è stato concepito per essere il più agevole possibile ed essere portato ovunque senza la necessità di trasportare scene ingombranti. Partiremo con le nostre valigie che contengono le storie che vogliamo raccontare.
  • Simona: il debutto avverrà a Catania  ma noi speriamo che le valige che vedrete durante lo spettacolo possano permetterci di viaggiare e portarlo ovunque. Questo spettacolo necessita di piazze pronte ad accoglierlo proprio perché è necessario parlare e far conoscere queste vite. Noi come donne e artiste siciliane sentiamo il dovere morale di doverlo fare e saremo pronte ad andare
  • Barbara: Questa lotta abbiamo scelto di intraprenderla attraverso il linguaggio teatrale, che più di tutti, è quello “che arriva al cuore e alla pancia delle persone”…e lo abbiamo già sperimentato attraverso qualche prova aperta, alla presenza di uno/due spettatori per volta (per via delle ristrettezze dettate dal COVID) … Il riscontro è stato totale e totalizzante! Ultimo sogno: fare questo spettacolo alla presenza, tra il pubblico, di Rosaria Costa, la vedova Schifani… E se l’universo si allinea a questo mio fortissimo desiderio chissà….
  • Cinzia: Libere – donne contro la mafia debutterà al Giardino Pippo Fava sede estiva della compagnia Fabbricateatro il 27 Luglio 2021 e proseguirà il 28 e il 29 per riprendere il 3 fino all’8 agosto. Poi spiccherà il volo.  Uno spettacolo come questo può e deve andare ovunque, nelle scuole , nelle comunità, per le strade, nelle piazze, nei teatri, vicini, lontani, piccoli grandi… Ovunque si voglia fare lotta alla mafia… E chissà che non ci vediamo a Genova. Barbara ci terrebbe tanto ed anche tutte noi. Io, dal canto mio, t’abbraccerei volentieri.

…e anche io, Cinzia, rivederti dopo tanti anni e conoscere anche le tue colleghe; come sai ho continuato a fare la recensora teatrale, per passione, anche qui a Genova fino a quando la pandemia ha fatto chiudere i teatri…ma sono rimasta in contatto con il mondo teatrale e spero di potervi aiutare a portare il vostro spettacolo in uno degli spazi teatrali genovesi…