giullari, di Loredana De Vita

https://writingistestifying.com/2021/10/19/jesters/

Non siamo giullari della nostra vita, non siamo ridicole marionette che agiscono seguendo il passo di chi tira i nostri fili senza possibilità di scelta, non siamo odiosi pagliacci che si nascondono dietro maschere costruite su misura per nascondere la verità di cui non siamo portavoce.
Solo gentilezza è quello di cui davvero necessitiamo, il coraggio della gentilezza contro le fandonie esibizioniste che ci rendono giullari in una vita che non amiamo e non rispettiamo.
Non abbiamo bisogno di esibizioni, di false risate, di immagini simulate di un’esistenza che non viviamo, abbiamo bisogno del coraggio della verità.
Vedo tanti giullari, servitori di più padroni, che si agitano, muovono l’aria, ma non danno un significato al loro muoversi né un percorso al loro scalmanarsi. Si agitano in nome del dio esibizione, si vendono in nome di una apparente momentanea notorietà che li illude di contare qualcosa perché gli altri li guardano, non sanno che lo sguardo degli altri dice tante cose, molte delle quali non vogliamo vedere né sentire, molte delle quali ci ridicolizzano pur senza parlare e usano la nostra dedizione all’esibizione per gli scopi ambigui dei propri meschini affari.
Sono sguardi che fanno credere apprezzamento, ma sono sguardi che nell’adulazione deridono e non potrebbe essere altrimenti poiché è sgradevole, ma davvero sgradevole, osservare questi giullari che si esibiscono saltellando felici come adolescenti al primo incontro (privati, però, della loro genuina emozione), che urlacchiano con voci anziane e gracchianti come fossero nuovi a ogni cosa in un mondo che li ha misurati, pesati e trovati perdenti.
Sono adulti che non hanno idee e indossano quelle degli altri a turno, senza neanche troppo senso, senza curarsi del prima e del dopo, senza badare alle contraddizioni poiché anzi, di queste godono poiché consentono il ludibrio degli strilletti immaturi e assordanti di cui si circondano illusi di beneficiare di attenzione perché “grandi”, ma incapaci di ammettere di essere considerati solo “grandi sciocchi”.
Dov’è la dignità della persona, della parola, dell’azione, delle scelte? Come è possibile deprezzarsi così tanto da credere in quell’attimo di notorietà figlio del disgusto e non dell’apprezzamento, dell’ignoranza e non del valore, della possibilità di ottenerne un profitto e non una direzione.
Giullari banali di una vita urlata senza essere ascoltata, sono questi i falsi idoli del vuoto.