Oliva Denaro, di Viola Ardone, recensione di Daniela Domenici

Sono appena riemersa dall’incanto di questo libro, l’ho letto in un soffio nonostante la mole e ve ne voglio parlare.

L’autrice si è fatta conoscere e amare, due anni fa, per la sua opera precedente (che leggerò presto) che sta per essere tradotto in trentaquattro lingue e da cui nascerà presto un film, come leggo nella sua biografia.

Vorrei essere in grado di trasmettervi le ininterrotte emozioni e la profonda commozione che mi ha fatto vivere, le struggenti descrizioni, l’attenzione ai particolari, la caratterizzazione di ognuno/a dei/lle tanti/e protagonisti/e, da Viola al suo gemello Cosimino e a sua sorella Fortunata, la mamma Amalia e il papà Salvo, tutti/e gli/le abitanti e le comari del piccolo paese in cui avviene la storia, in una Sicilia ancora arretrata, intorno agli anni ’60 del secolo scorso, quando ancora non era stata approvata la legge sul divorzio, che avverrà nel 1970, e quella sul delitto d’onore, che riguarda da vicino Oliva, verrà abolita soltanto nel 1981.

Concludo con questo paragrafo, dalla seconda di copertina, che mi trova pienamente concorde “se Oliva Denaro è un personaggio indimenticabile, quel suo padre silenzioso, che la lascia decidere, con tutto lo smarrimento che dover decidere implica per lei, è una delle figure maschili più toccanti della recente narrativa italiana”; complimenti di vero cuore a Viola Ardone per aver saputo “trasformare magnificamente la Storia in storia raccontando le contraddizioni dell’amore tra padri e figlie e tra madri e figlie”: grazie!