La mano del diavolo, raccolta di racconti di Fabrizio Zollo, Fortezza edizioni, recensione di Daniela Domenici

Una raccolta di venticinque splendidi racconti che emozionano, fanno riflettere, sconvolgono e che hanno più di un fil rouge che li lega come spiega perfettamente Francesco Cappellini nella sua bellissima postfazione “queste ballate di Zollo ci afferrano per la gola per sgranarci davanti agli occhi il loro rosario di morti e solitudini siderali, ora vissute, ora immaginate, tutte legate da un filo comune che ha la forma del memoriale…”.

Fabrizio Zollo, pittore, scultore e fotografo nonché fondatore, nel 1991, della casa editrice pistoiese Via del Vento “dedicata a testi inediti e rari della letteratura italiana e straniera novecentesca” si è messo alla prova come scrittore con questa raccolta il cui stile è un condensato di magiche sinestesie, “la sua prosa si fa poetica, aerea…getta via le zavorre del romanzare composto e corretto…” e ancora “la predilezione per uno stile raffinato, poetico in cui il suono e il ritmo del periodare hanno la meglio sul testo asettico…immagini e metafore, lampi improvvisi e reverie lontane soppiantano lo svolgersi di una trama temporalmente ordinata…”.

Oltre allo stile così particolare ciò che muove alla commozione sono coloro che Zollo ha scelto come protagonisti delle sue storie, gli ultimi, i dimenticati, i senza amore, i disabili, quei “resti ancora umani, quell’umanità disprezzata e dilaniata dall’uomo stesso in mille guerre e incomprensioni quotidiane”: complimenti di vero cuore per questa superba raccolta a Zollo e a Cappellini per la sua illuminante postfazione.