Liberaci dai nostri mali, di Katya Maugeri, Villaggio Maori edizioni 2019, recensione di Daniela Domenici

Questo splendido libro mi ha “chiamato” e mi ha commosso per vari motivi che vado a raccontarvi.
In primis perché parla di carcere, argomento fondamentale per me perché sono stata volontaria, docente, ho scritto uno dei miei saggi su questa tematica e ho dedicato un angolo del mio sito a questo mondo intitolato “Voci dal carcere”, il titolo del mio libro.
Ma soprattutto perché per scriverlo Katya Maugeri è entrata nella struttura penitenziaria di Augusta, in provincia di Siracusa, la stessa dove ho fatto la mia attività di volontariato dal 2008 al 2010; anche io per due anni sono entrata da quel cancello blu sulla strada per Brucoli e anche io ho incontrato e parlato, prima, durante e dopo il cineforum, con le tante persone, di innumerevoli nazionalità, recluse in quel carcere.
Ringrazio di vero cuore Katya Maugeri per l’attenzione, la delicatezza, l’ascolto, l’accoglienza e il non giudizio (lo stesso atteggiamento che mi ha caratterizzato in quei due anni) con il quale ha ascoltato e poi raccontato le storie di sette uomini che usufruiscono dell’art.21 del codice penitenziario che permette un’attività all’esterno. Delicato e struggente il modo in cui definisce ognuno di loro: l’uomo ombra, l’uomo con il cappello di paglia, l’uomo usignolo, l’uomo dai ricordi di cemento, l’uomo dal profumo di zenzero, l’uomo dal volto scoperto e l’uomo capitano.
Assolutamente perfetti e arricchenti i contributi finali, dal giornalista di Repubblica Salvo Palazzolo al direttore del carcere Antonio Gelardi (che lo era anche quando c’ero io…) e a Mario Conte, consigliere della Corte d’Appello di Palermo da cui traggo queste riflessioni “…non è solo un luììngo racconto di storie e di persone che hanno sbagliato e cercano un riscatto. E’ un lungo e delicato viaggio nell’animo umano, alla ricerca delle ragiioni per cui un soggetto decide di violare la legge ma anche dei molteplici tormenti che affliggono chi si trova a ricercare il bene più prezioso che un uomo possa avere: la libertà”; grazie di vero cuore, Katya!