Se bastasse un momento di gioia, di Patrizia Bove, edizioni 2000diciassette, recensione di Daniela Domenici

Pochi giorni dopo averla “conosciuta”, seppur solo virtualmente, grazie al suo libro più recente, il saggio “Lilith vs Eva”, è tornata a “trovarmi” la scrittrice Patrizia Bove con questa sua opera che rappresenta il suo esordio, il suo debutto nel mondo delle narratrici italiane.

Questo romanzo autobiografico è struggente, commovente, si rimane in un’ininterrotta apnea emozionale fino all’ultima parola perché è un omaggio dell’autrice a sua madre ricostruendo, grazie a lettere e documenti trovati, la sua vita e nel farlo è riuscita magicamente a contestualizzare tutti gli avvenimenti, dolorosi e drammatici, che avvengono durante la seconda guerra mondiale e nell’immediato dopoguerra tra Napoli e il paese di San Salvatore Telesino dove la famiglia trova rifugio per alcuni durante il conflitto.

Complimenti per l’affettuosa ed empatica caratterizzazione dei/lle tanti/e co-protagonisti/e e perfetto l’escamotage dei flashback temporali che aiutano a seguire la storia sin dagli esordi: standing ovation!